Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. ( Pentecoste -Vangelo :Giov. 14,15+)
Utenti collegati
Totale visite
Cerca nella Bibbia
Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Scuola Teologica
Le mail inviate da questo box hanno come destinatario la Scuola Teologica di Base della nostra Diocesi

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

Comunicati Stampa

I comunicati stampa precedenti si possono trovare nel sottomenu " Comunicati Stampa" del Menu "Vescovo"
La chiesa nei primi secoli
Clck sull'icona per aprire il documento











































Galleria Video
Clck sull'icona per aprire il video

Video Diocesani

YouTube YouTube
YouTube YouTube

Altri video
Video inediti Frère Roger
Tutti siamo alla ricerca Titolo video
Quando un essere umano viene compreso La benevolenza costruisce in voi
Nato da una donna La bellezza di una chiamata
Quando un essere umano viene compreso Laviolenza che è in ognuno
La bellezza d’ascoltare Liberi all’immagine di Dio
Tutti siamo alla ricerca Non Temere

Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, a " Che tempo che fa" - Intervista " particolare" a Mons. Bettazzi sul concilio Vaticano II
YouTube YouTube

Hans Küng a " Che tempo che fa" YouTube YouTube

È online il nuovo sito della Diocesi di Cefalù a cura dell’ Ufficio di Comunicazioni Sociali. In attesa del nuovo dominio il sito è consultabile al seguente indirizzo: http://www.diocesidicefalu8.flazio.com/

Mons. Mariano Campo, una ricchezza per la nostra Chiesa di Cefalù

Mons. Mariano Campo  nasce a Caltavuturo, il 23 settembre 1892 e muore a Cefalù il 29 gennaio 1976.

 Ancora bambino, dopo gli studi elementari,  entra nel seminario di Cefalù dove gradualmente matura la sua chiamata al sacerdozio unita a una intensa passione letteraria e umanistica, attenta alle correnti culturali più vive del momento in Italia e in Europa.

La vocazione agli studi filosofici maturò in un secondo momento, grazie anche all’incontro con una figura di spicco del clero e della vivace cultura palermitana del primo Novecento: monsignor Onofrio Trippodo.

Nel 1911 è iscritto alla facoltà di Lettere dell’università di Palermo e sostiene regolarmente gli esami fino al 1913.   Successivamente Roma –  collegio Capranica – per conseguire la licenza in diritto canonico.

 Nel 1915 viene ordinato sacerdote.

Poi la grande guerra venne a intralciare i suoi studi.

Adempie agli obblighi militari: fu tenente cappellano meritandosi, tra l’altro, la medaglia di guerra perché ferito nella sua opera di assistenza e di conforto prestata sul Piave.

 A guerra finita ritorna a Cefalù come direttore spirituale del seminario.

Si laurea con Giovanni Alfredo Cesareo nel 1921, discutendo una tesi sullo studio del linguaggio.

  Nel 1929 il vescovo di Cefalù, Giovanni Pulvirenti (proprio quello che in seguito all’assassinio di Matteotti, ricorrendo poco dopo il 25° di regno di Vittorio Emanuele III aveva rifiutato di cantare il Te Deum di ringraziamento) gli consente  di trasferirsi a Milano per perfezionare gli studi presso la Cattolica.

 Dalla sede ambrosiana tra il 1929 e il 1939 effettua diversi e ripetuti spostamenti in Germania e in Austria dove dal 1933 e il 1934 strinse amicizia con il giurista Salvatore Riccobono e il germanista  Nicola Accolti Gil Vitale

Nel 1939 pubblica in due volumi lo studio Cristiano Wolff e il razionalismo precritico (Milano) base delle successive esplorazioni del pensiero di Kant.

Ha insegnato filosofia alla Cattolica, al liceo San Carlo, ed è stato libero docente di Storia della filosofia presso la facoltà di Lettere nonché lettore presso il Magistero.

 Dopo la guerra la pubblicazione “ Genesi del criticismo kantiano” (Varese, 1953). e dal 1954  docente straordinario a Trieste ove operò fino al 1967.

 Visse gli ultimi anni della sua vita a Cefalù .

 Fondamentali i suoi contributi agli studi filosofici attraverso alcune raccolte di saggi sulla genesi del criticismo kantiano, sulla filosofia moderna, sull’arte e sulla vita spirituale.
Copiosa la produzione in versi per lo più di ispirazione religiosa, raccolta nel volume “Frammento”.

 Nel Giugno 2010  è stato pubblicato l’epistolario che copre l’intero arco della sua vita con il fraterno amico di Isnello Mons. Mariano Caldarella, a cura di Paolo Grillenzoni ( Università del sacro Cuore di Milano – Dipartimento di  Filosofia della facoltà di Lettere e Filosofia ). L’evento è stato celebrato a Cefalù il 15 Giugno al Teatro comunale.

 L’opera – “Lettere a Caldarella”  – raccoglie  469 lettere, con varietà di toni e di colori nonché con ricchezza di allusioni e di incontri – da Gemelli a Olgiati, da Franceschini a Vanni Rovighi, da Guardini a von Hildebrand solo per ricordare qualche nome –  e compendia vivacemente quarant’anni di vita culturale.

 E’ un  epistolario tra Mons. Campo e Mons, Caldarella, Isnellese, ottimo e austero presbitero della chiesa Cefaludese  e Rettore del Seminario per moltissimi anni mai staccatosi dalla Sicilia .

 Le lettere sono state raccolte dopo la morte di Mons. Caldarella, dal nipote, Mons. Di Martino, discepolo di Mons. Campo, che le ha date per lo studio e per la pubblicazione al prof. Grillenzoni.

 Sono preziose perché  ci consentono, in certo qual senso, di avvicinarci all’animo ed ai sentimenti di mons. Campo .

Così lo ricordava, nell’evento tenutosi a Cefalù, Don Santino Di Gangi, arciprete di Castelbuono:

 “Ho avuto la fortuna di assisterLo anche negli ultimi momenti. … Alla domanda rivoltagli il giorno prima della morte: “monsignore, Lei chiederebbe al Signore di rimanere in terra per lavorare oppure vuole andare da Lui ?”   mons. Campo ha alzato le mani, ha aperto gli occhi – era in precoma – e chiaramente ha risposto: “Seguirti, Signore!”.  …. l’emblema di tutta la vita, “seguirti, Signore!”   è quello che è stato Mons. Campo per l’intera vita.

 

Di recente ( 28 Gennaio 2012 ) è stato ricordato anche su un articolo apparso sull’Osservatore Romano a cura di Raffaele Alessandrini che riporta lo stralcio di una delle lettere. Vi si racconta di aver tenuto una conferenza per i giovani della Federazione Universitaria Cattolica Italiana — siamo nel pieno della presidenza di Igino Righetti e della guida spirituale di don Giovanni Battista Montini.

 «Sono stato invece che a Trieste, a Firenze: capirai, con mia riluttanza e timore, obbligatovi dall’insistenza dell’Assistente generale Mons. Montini della F.u.c.i. Orecchio toscano, roccaforte di strapaese, zona d’influenza di Papini, cultura d’eccezione… Grazie a Dio, me la sono cavata discretamente. Non t’immaginare però chissà che cosa, che tempio aperto e beante di curiosità, che viso d’armi goliardico… No. Una cappella appartata e opportuna (ma una cappella artistica quella dei Pittori’ […]) e un gruppo modesto ma cortese e attento di universitari in gran parte fucini e fucine. Insomma ne sono sollevato con una gran riconoscenza verso il Signore, e con un’impressione cara di ammirazione verso giovani davvero buoni e generosi. Ne ho ricavato – per conto mio – un maggiore allargamento di vedute e di cuore, uno stimolo a superare quella mia stupida timidità d’orgoglio e di leziosità, una volontà di guardar meglio attorno a me nel cuore dei giovani e nella realtà moderna, e una disposizione più franca e tonizzata a lavorare ed agire»

 

Tutta la biblioteca di Mons. Campo è custodita nel Seminario di Cefalù, piccolo tesoro dove è possibile reperire volumi introvabili.

    Questo post è stato letto 4.551 volte

Ingresso Vesc Giuseppe
SEMMarcianteVescovo-0510 SEMMarcianteVescovo-0501 SEMMarcianteVescovo-0498 SEMMarcianteVescovo-0493 SEMMarcianteVescovo-0492 SEMMarcianteVescovo-0488 SEMMarcianteVescovo-0473 SEMMarcianteVescovo-0466 SEMMarcianteVescovo-0464 SEMMarcianteVescovo-0452 SEMMarcianteVescovo-0451 SEMMarcianteVescovo-0445 SEMMarcianteVescovo-0443 SEMMarcianteVescovo-0438 SEMMarcianteVescovo-0432 SEMMarcianteVescovo-0421 SEMMarcianteVescovo-0419 SEMMarcianteVescovo-0416 SEMMarcianteVescovo-0375 SEMMarcianteVescovo-0370 SEMMarcianteVescovo-0356 SEMMarcianteVescovo-0353 SEMMarcianteVescovo-0349 SEMMarcianteVescovo-0344 Cat 1 Corteo 5 Corteo 4 Corteo 3 Corteo 2 Corteo 1 Autorità 1 visita-ammalati Gibilmanna 5 Gibilmanna 4 Gibilmanna 3 Gibilmanna 2 Gib ilmanna 1 bis SEMMarcianteVescovo-0291 SEMMarcianteVescovo-0286 SEMMarcianteVescovo-0278 SEMMarcianteVescovo-0225 SEMMarcianteVescovo-0211 SEMMarcianteVescovo-0210 SEMMarcianteVescovo-0196 SEMMarcianteVescovo-0193 SEMMarcianteVescovo-0186 SEMMarcianteVescovo-0184 SEMMarcianteVescovo-0181 SEMMarcianteVescovo-0172 SEMMarcianteVescovo-0167 SEMMarcianteVescovo-0164 SEMMarcianteVescovo-0160 SEMMarcianteVescovo-0149 SEMMarcianteVescovo-0144 SEMMarcianteVescovo-0143 SEMMarcianteVescovo-0137 SEMMarcianteVescovo-0135 SEMMarcianteVescovo-0118 SEMMarcianteVescovo-0110 SEMMarcianteVescovo-0107 SEMMarcianteVescovo-0104
Horloge pour site Orologi per blog
Indicazioni pastorali 2017-18
In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2017-2018

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



In evidenza da Mensili






I giovani sono un pezzo di chiesa che manca

Era l'8 dicembre 1965, giorno di chiusura del concilio Vaticano II: alla radio sentii i messaggi dei padri conciliari all'umanità e fui colpito da quello rivolto ai giovani. Lo sentii indirizzato anche a me, che avevo ventidue anni e vivevo quei giorni con speranza ed entusiasmo per il futuro della Chiesa. Quel messaggio pieno di fiducia metteva in risalto come la giovinezza abbia «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di donarsi gratuitamente, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Non solo erano riconosciute la forza e la bellezza dei giovani, ma la stessa Chiesa assumeva un nuovo atteggiamento nel suo stare nella storia e tra gli uomini e le donne del nostro tempo.
Quel messaggio ha conosciuto ricezione? Credo sia necessario distinguere due tempi successivi di ricezione e due categorie di destinatari. A cominciare da coloro che erano giovani nella stagione del Concilio. Mi pare che gran parte dei cattolici di quella generazione abbiano effettivamente recepito il mandato affidato loro dai padri conciliari e si siano sentiti investiti di una responsabilità. E abbiano anche colto le proprie potenzialità di giovani per mutare rotta, operare un "aggiornamento" e una conversione. E riformare la propria struttura di discepoli del Signore.
Ma poi c'è la ricezione del messaggio conciliare nello scorrere degli anni e nel mutare delle stagioni. E lì noi giovani di allora, forse, portiamo la responsabilità principale sulla qualità e l'efficacia della trasmissione di quel messaggio di speranza. Dobbiamo ammettere che, a oltre cinquant'anni di distanza, la vita della Chiesa registra un certo fallimento al riguardo. Nei decenni passati c'è stata un'attenzione alla cosiddetta "pastorale giovanile" mai così accentuata nella storia. Purtroppo, questa fatica non è stata sufficiente, anche perché si è continuato a pensare a un rapporto esteriore tra la Chiesa da un lato e i giovani dall'altro. Non basta ascoltare i giovani e definirli il "futuro della Chiesa" o le "sentinelle dell'avvenire". Occorre considerarli e sentirli non come una categoria teologica o come un'entità esterna, bensì come una componente della Chiesa di oggi, attori e protagonisti già ora. Occorre pensarli nel "noi" della Chiesa. E stare anche attenti quando, nel linguaggio comune, si usano locuzioni come "la Chiesa e i giovani", "la Chiesa parla ai giovani". Semmai, «i giovani sono un pezzo di Chiesa che manca», come dice don Armando Matteo.
Il documento preparatorio al Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale chiama i giovani a «essere protagonisti» e «capaci di creare nuove opportunità», indicando così a tutta la Chiesa vie di evangelizzazione e stili di vita nuovi. Solo un ascolto reciproco, un confronto, un dialogo tra tutte le componenti del popolo di Dio possono innescare un processo di "inclusività" delle nuove generazioni nella Chiesa. Questa la sfida del prossimo Sinodo, non a caso preparato, per volontà di Francesco, da incontri di giovani messi in condizione di prendere la parola e di sentirsi partecipi di quella "conversione" che il Papa chiede a tutta la Chiesa. Questo ascoltarli oggi, nel loro presente, è la condizione indispensabile per passare da una pastorale "per i giovani" a una pastorale "con i giovani".
Come ama ripetere Francesco, si tratta di «iniziare dei processi», non di fare conquiste, né di «far ritornare» i giovani alla Chiesa. O di misurare la riuscita sul numero delle risposte ottenute. È tramontato il tempo di chiamare a raduno i giovani e aspettare che siano loro a venire: occorre uscire, andare dove loro sono, dove abitano, combattendo ogni tentazione di avvicinamento unilaterale e massificato. I giovani hanno sete di incontri personali, di dialoghi faccia a faccia, soprattutto in un contesto sociale dominato dal virtuale. Essi domandano di essere "riconosciuti", ciascuno nella propria individualità, ciascuno lungo il proprio cammino di ricerca di senso e di pienezza di vita. L'incontro personale è oggi decisivo per l'avventura dei giovani, i quali sentono lontani genitori, insegnanti, educatori.
Tutti constatiamo una difficoltà nell'incontro umano con l'altro, ma i giovani ne sentono urgentemente il bisogno, anche per non essere tentati dalla fuga da sé stessi. Il "complesso di Telemaco", individuato da Massimo Recalcati come chiave di interpretazione della condizione giovanile, dovrebbe essere un monito sulla necessità di accompagnare i giovani non in modo paternalistico ma camminando con loro, con la sapienza della vita già vissuta, senza imporre, ma semplicemente proponendo, grazie al discernimento che nasce dall'ascolto nei loro confronti. Ecco perché in questa forma di pastorale, oltre alla cultura dell'incontro deve emergere anche quella della gratuità. Ricordando che «la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione» (EG 14), occorre vivere ogni atteggiamento di evangelizzazione sotto il segno della gratuità, senza l'ansia di risultati misurabili in termini di aumento del numero dei giovani coinvolti, delle vocazioni suscitate o dei servizi assunti.
L'incontro che si deve favorire è quello umanissimo nel quale sia gratuitamente possibile entrare in relazione con Gesù attraverso la fede e la testimonianza dell'evangelizzatore. Non dunque l'incontro con una dottrina, tanto meno con una grande idea o con una morale, ma con una realtà viva che intrighi, che sia portatrice di senso e promessa di vita piena. La gratuità è uno dei valori più sentiti e vissuti dai giovani: se questa non appare, i giovani diffidano. Incontro, gratuità, camminare insieme restano urgenze assolute in un nuovo paradigma di evangelizzazione nella società odierna. Ma cosa cercano i giovani? Pur in una situazione di incertezza, a livello economico, sociale, culturale familiare, i giovani cercano una vita sensata, che io amo definire una vita buona, bella e beata. Questa ricerca, sovente confusa, a volte appare paralizzata da paure e inibizioni, ma è presente nel loro cuore. È vero che la maggior parte dei giovani non vive il bisogno di Dio, ma nel loro perseguire una vita sensata, un'esistenza degna e compiuta, sono insite molte possibilità di scoprire come la fede cristiana, la persona di Gesù e il suo Vangelo siano non in contraddizione con tale desiderio, bensì un aiuto e una promessa di pienezza.
La mia esperienza di ascolto, incontro e cammino con tanti giovani mi convince, sempre di più, che quando approdano a conoscere Gesù ne restano affascinati e toccati. La vita di Gesù come vita buona, nella quale egli "ha fatto il bene", cioè ha scelto l'amore, la vicinanza, la relazione mai escludente, la cura dell'altro e soprattutto dei bisognosi, è vita non solo esemplare ma capace di affascinare e di rivelare la possibilità di una "bontà" che si vorrebbe ispiratrice per la propria vita. Ma vi è anche un'attrazione nei confronti della vita bella vissuta da Gesù: il suo non essere mai isolato, il suo vivere in una comunità, in una rete di affetti, il suo vivere l'amicizia, il suo rapporto con la natura... restano molto eloquenti. Infine, vi è grande interesse per la sua vita beata, non nel senso di esente da fatiche, crisi e contraddizioni, ma beata in quanto Gesù aveva una ragione per cui valeva la pena spendere e dare la vita, fino alla morte: questa la sua gioia, la sua beatitudine.

(Enzo Bianchi - Vita Pastorale - Aprile 2018)

Posta Elettronica
Le mail inviate da questo box hanno come destinatario l'amministratore del blog ; qualora si volessero inviare mail al Vescovo, alla curia etc... utilizzare il menu " CONTATTI" della testata.

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio