Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. ( Pentecoste -Vangelo :Giov. 14,15+)
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Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, a " Che tempo che fa" - Intervista " particolare" a Mons. Bettazzi sul concilio Vaticano II
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È online il nuovo sito della Diocesi di Cefalù a cura dell’ Ufficio di Comunicazioni Sociali. In attesa del nuovo dominio il sito è consultabile al seguente indirizzo: http://www.diocesidicefalu8.flazio.com/

Conclusi i lavori della sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana

Si sono conclusi i lavori della Sessione primaverile della Conferenza Episcopale Siciliana, presieduta da Mons. Salvatore Gristina.
In apertura dei lavori i vescovi hanno accolto Mons. Giuseppe Mraciante, nuovo pastore della Chiesa che è in Cefalù, augurandogli un ministero episcopale fecondo “ nella sua Chiesa e nella Pastorale regionale delle Chiese di Sicilia”

Al nostro Vescovo Giuseppe è stata assegnata la Delega dell’Ufficio Regionale per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, resasi vacante dalle dimissioni per raggiunti limiti di età di Mons. Vincenzo Manzella.

Di seguito il comunicato finale a termine dei lavori

1. XXV della visita di San Giovanni Paolo II ad Agrigento I Vescovi hanno voluto sottolineare il XXV anniversario della visita del Papa San Giovanni Paolo II ad Agrigento, ricordando l’accorato invito alla conversione rivolto agli uomini della mafia al termine della santa Messa nella Valle dei Templi. La ricorrenza anniversaria sarà ricordata con una solenne Concelebrazione dell’Episcopato siculo il 9 maggio prossimo ad Agrigento davanti il Tempio della Concordia. In quella circostanza i Vescovi di Sicilia rivolgeranno un messaggio agli uomini e alle donne della nostra Regione.

2. Incontro con i Direttori degli Uffici regionali Il 2018 segna l’inizio del nuovo quinquennio pastorale. Dopo la riassegnazione delle deleghe episcopali e la nomina dei nuovi Direttori, la Conferenza Episcopale ha tenuto una seduta pubblica alla quale hanno partecipato i Direttori regionali e i membri del Direttivo della Commissione Presbiterale Siciliana. È stata l’occasione per una conoscenza reciproca e per una condivisione della programmazione quinquennale che i vari Uffici hanno già avviato. Il Direttivo della Commissione Presbiterale ha presentato il programma della Giornata Sacerdotale Mariana che si svolgerà il 15 maggio prossimo a Marsala in occasione del 500° anniversario del ritrovamento dell’effigie della Madonna della Cava, patrona della città. È stato inoltre presentato un questionario di rilevamento da somministrare ai Consigli Presbiterali delle 18 diocesi dell’Isola per l’aggiornamento dello Statuto del Centro regionale “Madre del Buon Pastore” che si occupa della Formazione permanente del Clero in supporto alle Diocesi.

3. Formazione dei futuri presbiteri Mons. Guglielmo Giombanco, Vescovo delegato per i Seminari e la Pastorale vocazionale, ha relazionato sulle attività della commissione seminari e vocazioni e sulla formazione dei futuri presbiteri. Attualmente gli alunni dei seminari delle diocesi di Sicilia sono 217. Dopo la riflessione del Vescovo delegato è seguito il confronto tra i vescovi che hanno ritenuto opportuno approfondire l’argomento coinvolgendo anche i formatori dei Seminari in una prossima sessione.

4. Delega episcopale Al nuovo vescovo di Cefalù, Mons. Giuseppe Marciante, è stata assegnata la Delega dell’Ufficio Regionale per i Problemi Sociali, il Lavoro, la Giustizia, la Pace e la Salvaguardia del Creato, resasi vacante dalle dimissioni per raggiunti limiti di età di Mons. Vincenzo Manzella, vescovo emerito della stessa diocesi di Cefalù.

5. Tribunale Ecclesiastico I Vescovi delle diocesi interessate hanno ascoltato una relazione di Mons. Antonino Legname, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano (TEIS), e hanno deciso alcuni adempimenti riguardanti la struttura e il funzionamento di tale organo giudiziario.

6. Progetto Opifici di Pace È stato presentato ai Vescovi il Progetto “Opifici di Pace” sulla salvaguardia del Creato, ideato in ottemperanza a quanto auspicato da Papa Francesco nell’Enciclica Laudato sì circa l’educazione alla responsabilità ambientale e in particolare alla differenziazione dei rifiuti. Il progetto si rivolge alle parrocchie per la sensibilizzazione sulla raccolta differenziata.

7. Bicentenario della Diocesi di Piazza Armerina La ricorrenza giubilare è stata solennizzata dagli Ecc.mi Presuli con una solenne Concelebrazione eucaristica con la partecipazione del clero diocesano e di numeroso popolo, svoltasi nella Basilica Cattedrale della diocesi piazzese il 17 aprile, presieduta dal Presidente della Conferenza Episcopale Mons. Salvatore Gristina.

Piazza Armerina, 18 aprile 2018.

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Ingresso Vesc Giuseppe
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Indicazioni pastorali 2017-18
In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2017-2018

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



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I giovani sono un pezzo di chiesa che manca

Era l'8 dicembre 1965, giorno di chiusura del concilio Vaticano II: alla radio sentii i messaggi dei padri conciliari all'umanità e fui colpito da quello rivolto ai giovani. Lo sentii indirizzato anche a me, che avevo ventidue anni e vivevo quei giorni con speranza ed entusiasmo per il futuro della Chiesa. Quel messaggio pieno di fiducia metteva in risalto come la giovinezza abbia «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di donarsi gratuitamente, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Non solo erano riconosciute la forza e la bellezza dei giovani, ma la stessa Chiesa assumeva un nuovo atteggiamento nel suo stare nella storia e tra gli uomini e le donne del nostro tempo.
Quel messaggio ha conosciuto ricezione? Credo sia necessario distinguere due tempi successivi di ricezione e due categorie di destinatari. A cominciare da coloro che erano giovani nella stagione del Concilio. Mi pare che gran parte dei cattolici di quella generazione abbiano effettivamente recepito il mandato affidato loro dai padri conciliari e si siano sentiti investiti di una responsabilità. E abbiano anche colto le proprie potenzialità di giovani per mutare rotta, operare un "aggiornamento" e una conversione. E riformare la propria struttura di discepoli del Signore.
Ma poi c'è la ricezione del messaggio conciliare nello scorrere degli anni e nel mutare delle stagioni. E lì noi giovani di allora, forse, portiamo la responsabilità principale sulla qualità e l'efficacia della trasmissione di quel messaggio di speranza. Dobbiamo ammettere che, a oltre cinquant'anni di distanza, la vita della Chiesa registra un certo fallimento al riguardo. Nei decenni passati c'è stata un'attenzione alla cosiddetta "pastorale giovanile" mai così accentuata nella storia. Purtroppo, questa fatica non è stata sufficiente, anche perché si è continuato a pensare a un rapporto esteriore tra la Chiesa da un lato e i giovani dall'altro. Non basta ascoltare i giovani e definirli il "futuro della Chiesa" o le "sentinelle dell'avvenire". Occorre considerarli e sentirli non come una categoria teologica o come un'entità esterna, bensì come una componente della Chiesa di oggi, attori e protagonisti già ora. Occorre pensarli nel "noi" della Chiesa. E stare anche attenti quando, nel linguaggio comune, si usano locuzioni come "la Chiesa e i giovani", "la Chiesa parla ai giovani". Semmai, «i giovani sono un pezzo di Chiesa che manca», come dice don Armando Matteo.
Il documento preparatorio al Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale chiama i giovani a «essere protagonisti» e «capaci di creare nuove opportunità», indicando così a tutta la Chiesa vie di evangelizzazione e stili di vita nuovi. Solo un ascolto reciproco, un confronto, un dialogo tra tutte le componenti del popolo di Dio possono innescare un processo di "inclusività" delle nuove generazioni nella Chiesa. Questa la sfida del prossimo Sinodo, non a caso preparato, per volontà di Francesco, da incontri di giovani messi in condizione di prendere la parola e di sentirsi partecipi di quella "conversione" che il Papa chiede a tutta la Chiesa. Questo ascoltarli oggi, nel loro presente, è la condizione indispensabile per passare da una pastorale "per i giovani" a una pastorale "con i giovani".
Come ama ripetere Francesco, si tratta di «iniziare dei processi», non di fare conquiste, né di «far ritornare» i giovani alla Chiesa. O di misurare la riuscita sul numero delle risposte ottenute. È tramontato il tempo di chiamare a raduno i giovani e aspettare che siano loro a venire: occorre uscire, andare dove loro sono, dove abitano, combattendo ogni tentazione di avvicinamento unilaterale e massificato. I giovani hanno sete di incontri personali, di dialoghi faccia a faccia, soprattutto in un contesto sociale dominato dal virtuale. Essi domandano di essere "riconosciuti", ciascuno nella propria individualità, ciascuno lungo il proprio cammino di ricerca di senso e di pienezza di vita. L'incontro personale è oggi decisivo per l'avventura dei giovani, i quali sentono lontani genitori, insegnanti, educatori.
Tutti constatiamo una difficoltà nell'incontro umano con l'altro, ma i giovani ne sentono urgentemente il bisogno, anche per non essere tentati dalla fuga da sé stessi. Il "complesso di Telemaco", individuato da Massimo Recalcati come chiave di interpretazione della condizione giovanile, dovrebbe essere un monito sulla necessità di accompagnare i giovani non in modo paternalistico ma camminando con loro, con la sapienza della vita già vissuta, senza imporre, ma semplicemente proponendo, grazie al discernimento che nasce dall'ascolto nei loro confronti. Ecco perché in questa forma di pastorale, oltre alla cultura dell'incontro deve emergere anche quella della gratuità. Ricordando che «la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione» (EG 14), occorre vivere ogni atteggiamento di evangelizzazione sotto il segno della gratuità, senza l'ansia di risultati misurabili in termini di aumento del numero dei giovani coinvolti, delle vocazioni suscitate o dei servizi assunti.
L'incontro che si deve favorire è quello umanissimo nel quale sia gratuitamente possibile entrare in relazione con Gesù attraverso la fede e la testimonianza dell'evangelizzatore. Non dunque l'incontro con una dottrina, tanto meno con una grande idea o con una morale, ma con una realtà viva che intrighi, che sia portatrice di senso e promessa di vita piena. La gratuità è uno dei valori più sentiti e vissuti dai giovani: se questa non appare, i giovani diffidano. Incontro, gratuità, camminare insieme restano urgenze assolute in un nuovo paradigma di evangelizzazione nella società odierna. Ma cosa cercano i giovani? Pur in una situazione di incertezza, a livello economico, sociale, culturale familiare, i giovani cercano una vita sensata, che io amo definire una vita buona, bella e beata. Questa ricerca, sovente confusa, a volte appare paralizzata da paure e inibizioni, ma è presente nel loro cuore. È vero che la maggior parte dei giovani non vive il bisogno di Dio, ma nel loro perseguire una vita sensata, un'esistenza degna e compiuta, sono insite molte possibilità di scoprire come la fede cristiana, la persona di Gesù e il suo Vangelo siano non in contraddizione con tale desiderio, bensì un aiuto e una promessa di pienezza.
La mia esperienza di ascolto, incontro e cammino con tanti giovani mi convince, sempre di più, che quando approdano a conoscere Gesù ne restano affascinati e toccati. La vita di Gesù come vita buona, nella quale egli "ha fatto il bene", cioè ha scelto l'amore, la vicinanza, la relazione mai escludente, la cura dell'altro e soprattutto dei bisognosi, è vita non solo esemplare ma capace di affascinare e di rivelare la possibilità di una "bontà" che si vorrebbe ispiratrice per la propria vita. Ma vi è anche un'attrazione nei confronti della vita bella vissuta da Gesù: il suo non essere mai isolato, il suo vivere in una comunità, in una rete di affetti, il suo vivere l'amicizia, il suo rapporto con la natura... restano molto eloquenti. Infine, vi è grande interesse per la sua vita beata, non nel senso di esente da fatiche, crisi e contraddizioni, ma beata in quanto Gesù aveva una ragione per cui valeva la pena spendere e dare la vita, fino alla morte: questa la sua gioia, la sua beatitudine.

(Enzo Bianchi - Vita Pastorale - Aprile 2018)

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