E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. ( IV Dom di Pasqua- Vangelo : Gv. 10,16+)
Utenti collegati
Totale visite
Appuntamenti

14 Aprile 2018 Inizio del ministero pastorale di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Giuseppe Marciante 74° Vescovo di Cefalù
Cerca nella Bibbia
Per citazione
(es. Mt 28,1-20):
Per parola:

Scuola Teologica
Le mail inviate da questo box hanno come destinatario la Scuola Teologica di Base della nostra Diocesi

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio

Amoris Laetitia


L' esortazione apostolica post sinodale amoris laetitia del santo padre francesco ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate agli sposi cristiani e a tutti i fedeli laici sull’ amore nella famiglia.

Per l'ufficio diocesano per la pastorale della famiglia Maria e Martin Milone Don Domenico Sausa


Click sull'immagine per aprire l'esortazione
Libri da segnalare

In edicola " la necessità urgente di parlare"
Carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti


Il carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti si snoda per oltre quarant’anni – dai primi anni ’50 a metà degli anni ’90 del Novecento – e testimonia l’evolversi del rapporto tra l’inquieto e profondo sacerdote pisano e uno dei protagonisti più originali della vita politica, istituzionale e religiosa del Novecento italiano. Dalle lettere emergono i problemi che attraversano le loro vite, la storia del paese e le vicende della Chiesa italiana: domande sull’autenticità e sulla fedeltà alle proprie scelte, sulle difficoltà di relazione con la Chiesa degli anni ’50, sui possibili modi di essere cristiani nel tempo e nella storia, sui profondi bisogni di rinnovamento e di riforma ecclesiale. Spesso il discorso si allarga alla ricca trama di contatti e avvenimenti in cui si inserisce il loro rapporto: la vita politica nazionale da cui Dossetti è uscito, lasciando una complessa e discussa eredità; la vivacissima Firenze degli anni ’50 e ’60, con Giorgio La Pira e molti altri; la vita locale, politica ed ecclesiale di Bologna. Anche i grandi fatti della storia internazionale sono presenti: la guerra del Vietnam, la tensione tra i due blocchi, occidentale e sovietico, le questioni mediorientali e il conflitto israelo-palestinese. Le lettere rappresentano così il racconto di due vite, attraverso cui rileggere alcune delle questioni cruciali della fede cristiana e della società italiana del secolo scorso. Questioni che, a ben vedere, giungono fino ai nostri giorni.

(Click sulla immagine che scorre per ingrandire la copertina)
Comunicato Stampa

I comunicati stampa precedenti si possono trovare nel sottomenu " Comunicati Stampa" del Menu "Vescovo"
“Poesie” in evidenza





Non mi vestite di nero: / è triste e funebre. Non mi vestite di bianco: / è superbo e retorico. Vestitemi / a fiori gialli e rossi / e con ali di uccelli. E tu, Signore, guarda le mie mani. Forse c’è una corona. Forse / ci hanno messo una croce. Hanno sbagliato. In mano ho foglie verdi / e sulla croce, / la tua resurrezione. E, sulla tomba, / non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie / che consolano i vivi. Lasciate solo la terra / che scriva, a primavera, / un’epigrafe d’erba. E dirà / che ho vissuto, / che attendo. E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri .

(A. Zarrii)
La chiesa nei primi secoli
Clck sull'icona per aprire il documento











































Galleria Video
Clck sull'icona per aprire il video

Video Diocesani

YouTube YouTube
YouTube YouTube

Altri video
Video inediti Frère Roger
Tutti siamo alla ricerca Titolo video
Quando un essere umano viene compreso La benevolenza costruisce in voi
Nato da una donna La bellezza di una chiamata
Quando un essere umano viene compreso Laviolenza che è in ognuno
La bellezza d’ascoltare Liberi all’immagine di Dio
Tutti siamo alla ricerca Non Temere

Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, a " Che tempo che fa" - Intervista " particolare" a Mons. Bettazzi sul concilio Vaticano II
YouTube YouTube

Hans Küng a " Che tempo che fa" YouTube YouTube
Recensione Film
Clck sull'icona per aprire il trailer del film


www.chiesadicefalu.it

«Il Piccolo Principe» è il capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry pubblicato 70 anni fa ed è uno dei libri più letti nel mondo.

Dopo la Bibbia, ha il secondo posto in classifica insieme a Pinocchio di Collodi.

È stato tradotto in 220 lingue e perfino in alcuni dialetti. In Italia è costantemente presente nelle classifiche dei libri più venduti.

Narra, in prima persona, “l’ incontro tra l’ autore ed il Piccolo Principe”.

Sei anni prima il pilota- geografo Antoine ebbe un incidente col suo aereo mentre sorvolava il Sahara. Al risveglio della prima nottata nel deserto, una vocina incominciò ad infastidirlo, subito si alzò di scatto per vedere chi fosse e vide un bambino. In alcuni giorni riuscì a capire che lui si faceva chiamare il Piccolo Principe e che veniva da un piccolo pianeta chiamato : Asteroide B 612.

Ben presto, quando i due presero più confidenza, il Piccolo Principe iniziò, anche, a raccontare ad Antoine il suo viaggio sino alla terra.

Lui non aveva una meta precisa, e voleva viaggiare. Per iniziare il suo viaggio, approdò su un altro piccolo pianeta dove stava un re, un re che diceva di comandare su tutto e su tutti, ma era tanto triste e solo;

sul secondo pianeta incontrò un vanitoso che cominciò a domandargli quanto per lui fosse bello quell’ uomo, ma il piccolo principe non capendo cosa se ne sarebbe fatto quell’ uomo delle sue lusinghe , se ne andò altrove;

nel terzo pianeta trovò un ubriaco a cui chiese cosa stesse facendo, e lui quindi rispose che stava bevendo alcolici per dimenticare la sua vergogna, così se ne andò via subito;

il quarto pianeta era abitato da un uomo d’ affari che contava le stelle per diventare ricco e comprare altre stelle;

sul quinto pianeta v’ era spazio solo per un lampione e l’ uomo che lo accendeva e lo spegneva ogni minuto; Sull’ ultimo pianeta visitato dal Piccolo Principe prima di arrivare sulla terra, trovò un geografo che aspettava gli avventurieri per disegnare sempre nuove carte geografiche.

Nei giorni seguenti il Piccolo Principe cominciò ad essere molto triste e un giorno…l’incontro con la volpe …

Dietro le storie di queste persone si nascondono i vizi e le virtù di ogni uomo e il passo successivo che si deve compiere per migliorarsi e stare in armonia con gli altri e con se stessi.

Quello che traspare dal libro “Il piccolo principe”, che ha segnato generazioni con il suo significato tangibile, è come gli uomini crescendo riescano a perdere il candore e il contatto con le cose importanti, non cogliendo più il senso di ciò che possiedono, che vivono e provano.

Tanti i tentivi di nettere in scena il libro ma quello di Mark Osborne è un grande sforzo di incredibile ardire poetico.

Nel film molte le libertà ma con l’obiettivo di “salvaguardare la storia originale, sia per quelli che l’avevano amato che per quelli che ancora non la conoscevano, costruendo intorno una storia più grande …”.

La storia più grande è quella di una bambina senza nome (se lui è The little Prince, lei è The little girl) nella difficile fase di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, sta per compiere nove anni e ha già pronto il suo regalo, un microscopio per migliorare in biologia come le annuncia la mamma settimane prima del compleanno. E’ questa mamma single ad aver pianificato tutta la sua esistenza: la sta preparando ad una vita di impegno e sacrificio per entrare nel mondo degli adulti.

L’incontro tra la ragazzina e l’aviatore, un ipotetico Saint-Exupery ormai invecchiato, ispirato allo scrittore che nella realtà è scomparso a 44 anni scompaginerà i suoi piani. E quell’aeroplanino fatto con un foglio strappato su cui è tratteggiata l’iconica immagine del Piccolo Principe, quella creata dallo stesso autore, e che dalla prima edizione del ’43 ha sempre accompagnato la pubblicazione del romanzo, permetterà alla piccola protagonista di partire per un viaggio straordinario.

Il Film , presentato a Cannes fuori concorso, arriverà in sala il prossimo Natale.

Cliccando sulla immagine dell'inizio è possibile aprire il trailer video

Di seguito una delle clip di un esperimento di Teatro-musica realizzato oltre 10 anni nel tentativo di mettere in scena il libro più bello e più letto dopo la Bibbia. www.chiesadicefalu.it

Des Hommes et des Dieux ,
premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria,è un film dove emerge la pluralità, non si fa leva su un unico credo. Lo spettatore viene portato dentro gli animi di chi vive la propria religiosità senza confini, accogliendo e amando il prossimo, senza differenze.

www.chiesadicefalu.it

Xavier Beauvois porta sul grande schermo la strage di sette monaci cistercensi di Thibirine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996; ancora oggi non è stata fatta completa luce sulla vicenda: all’inizio l’eccidio fu rivendicato dalla Al-Jama’ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mirava a rovesciare il governo, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l’ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell’esercito algerino, nel quadro di una strategia della tensione o di un “errore”.
Di fronte allo scorrere delle immagini, e della vicenda, ragioniamo su cosa significa credere in un Dio, su cosa significa essere religiosi, su cosa vuol dire mettere la propria vita al servizio del prossimo, mossi da una vocazione; vocazione che sembra vacillare di fronte alle crudeltà della vita, ma che allo stesso tempo riporta sui giusti binari, spinge al pensiero; è solo dopo matura riflessione che si decide di continuare a camminare verso un’unica direzione. Si decide di andare avanti, di incontrare l’altro, l’apparentemente diverso, e di morire. Ci troviamo di fronte a una visione critica della spiritualità. Perché si tratta più di spiritualità che di Dio nel nel film di Beauvois; spiritualità che porta a fare delle scelte solo apparentemente incoscienti, spiritualità che porta ad essere pluralisti. Spiritualità che porta anche a morire, a morire per incontrare l’altro, in un paradosso etico. Immensamente morale. Ma qui si parla non di finta moralità, bensì di qualcosa di ben più elevato: si parla di connubio, di unione, di andare con l’altro, anche se diverso, uguale e fratello, anche nella morte, anche se ci porta al martirio. A morire è l’umanità, e allora la morte assume un carattere sacro. Torna l’ultima cena (la scena dei monaci riuniti attorno al tavolo con la colonna sonora della Morte del Cigno, tratta da Il lago dei Cigni di Cajkovskij, è davvero toccante) e tutto si fa unico: i monaci, il monastero, il villaggio, i soldati. Tutto si unisce, in un finale tragico quanto straordinario.
( di seguito il PPT con le foto originale dei martiri )
Nelle diapositive Sono stati associati, ai “sette dormienti di Efeso”, martiri cristiani murati in una grotta e che sarebbero risuscitati circa due secoli dopo. Quello che è interessante è che sono venerati sia dai cristiani che dai musulmani (ne parla il Corano).

YouTube
Il rosso e il Blu
Il tirante che trascina il film nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall’apatia. In questa lotta per la sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a vote ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti

Da oggi per la Chiesa di Cefalù, oltre questo sito: http://www.chiesadicefalu.it/ è online il sito: http://www.diocesicefalu.it/

LO STEMMA DI S. E. REV.MA MONS. GIUSEPPE MARCIANTE, VESCOVO DI CEFALÙ

Blasone

D’azzurro, cappato d’oro, all’aratro sormontato da una stella di 8 punte, il tutto dello stesso; a destra un ramo fiorito di mandorlo posto in sbarra, a sinistra un fascio di 6 ceri accesi legati da cordicelle, il tutto al naturale; col capo passante di rosso, al libro aperto d’argento, caricato delle lettere maiuscole A e Ω del campo.

Lo scudo accollato alla croce astile trifogliata gemmata di 5 pezzi di rosso, e timbrato da un cappello prelatizio di verde con 6 fiocchi per lato dello stesso.

Motto: AMORE AMORIS TUI

Spiegazione simbolico-teologica

L’aratro vuole identificare il servizio del Vescovo per la Chiesa, fermo e paziente come il lavoro silenzioso ma costante del bue che, trascinando il vomere, prepara il solco affinchè il seminatore vi possa seminare il buon seme,

la Parola di Dio[1], rappresentata nel capo dal Libro della Sacra Scrittura con lettere Alpha e Omega, a ricordare che il Signore è “l’Alpha e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine”[2].

Il libro, figura molto diffusa negli stemmi ecclesiastici contemporanei[3], è d’argento metallo che in araldica, per la sua trasparente brillantezza, può simboleggiare la verità e la giustizia, doti su cui deve poggiare lo zelo pastorale del Vescovo nel diffondere la Parola; il campo e le lettere che campeggiano sulle pagine aperte sono di rosso, colore che fa pensare al fuoco della carità: l’annuncio del Vangelo è l’essenza della carità pastorale, e ogni azione missionaria ha nella carità di Cristo il suo fondamento e il suo spazio vitale.

Il campo principale dove campeggia l’aratro è completato dalla presenza di una stella di otto punte. Un saggio proverbio africano recita: “Bisogna attaccare l’aratro a una stella”: l’aratro è la vita quotidiana, la fatica di essere uomini, il lavoro, è il mistero del dolore, mentre la stella è Cristo, “la stella radiosa”[4] del mattino di Pasqua, la stella che guida e rendebella la notte. Un analogo proverbio arabo dice: “Quando vai ad arare, se vuoi fare il solco diritto, punta l’aratro verso una stella“: agganciare l’aratro alla stella indica che la nostra vita, il nostro lavoro, la nostra fatica quotidiana è guidata da Cristo, dalla parola di Dio, messaggio di speranza e d’amore. Così, nello stemma di Mons. Marciante il simbolo della stella è assunto nel suo primario e più antico valore cristologico, valore che trova le sue radici direttamente nella Sacra Scrittura, pur essendo la stella figura applicata da tutta una rilettura simbologica medievale anche alla Beata Vergine Maria (poi confluita nelle litanie lauretane: stella matutina), una rilettura peraltro molto di attualità in moltissime realizzazioni araldico-ecclesiastiche contemporanee. Anche il numero dei raggi della stella non è casuale: il numero 8[5] richiama le Beatitudini, che risplendono pienamente in Cristo e devono far splendere la vita del vescovo – e di ogni battezzato – in quanto annunciatore del luminoso Vangelo della salvezza. Questefigure campeggiano sull’azzurro, il colore che richiama l’incorruttibilità della volta celeste, le idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio.

Il ramo di mandorlo fiorito è un richiamo simbolico alla diocesi affidata al governo e alla cura pastorale del Vescovo di Cefalù. La scelta della figura trae la sua ispirazione da un testo di Geremia: “Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla»”[6].Questa immagine vuole essere per il Vescovo Giuseppe un invito a guardare al futuro della diocesi affidatagli con speranza, riflettendo sul cammino che il Signore ha fatto percorrere a quella chiesa locale, per raccogliere ifrutti di una lunga seminagione. Sin dall’epoca normanna Cefalù viene definita terra d’incontro tra i popoli, luogo privilegiato di sostentamento dei poveri e di quanti vi transitano. Uno dei tratti distintivi che caratterizza la Chiesa di Cefalù è lo spirito di carità.Ma, nello stesso tempo, il segno del mandorlo è un invito a rimanere svegli per saper vedere i segni del nuovo nascosti tra le pieghe del tempo presente con la certezza che il Signore veglia perché la sua parola non ritorni a Lui senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata. Inoltre il fiore di mandorlo richiama il Patrono di Mons. Marciante, San Giuseppe. Infatti lo Sposo della Beata Vergine Maria ha come suo attributo iconografico caratteristico un bastone fiorito, precisamente un bastone cimato da fiori di mandorlo. Ciò richiama il bastone di Aronne di cui si parla nel libro dei Numeri per indicare il sommo sacerdote come custode del tabernacolo[7]: Giuseppe è stato scelto direttamente da Dio per custodire un “tabernacolo” ancor più prezioso, Gesù stesso.Se del resto il mandorlo è il primo fiore che appare in primavera sugli alberi ad annunciare la nuova stagione, San Giuseppe annuncia che l’Incarnazione è vicina.

Il fascio di 6 ceri accesi ricorda i ceri portati in processione dai fedeli delle varie corporazioni durante la festa di Sant’Agata, patrona di Catania, diocesi di provenienza di Mons. Marciante.

Il mandorlo e il fascio di ceri si stagliano rispettivamente su un campo d’oro, il più nobile dei metalli in araldica (che poi si ritrova come smalto delle figure nel campo principale dello scudo). Esso richiama il valore inestimabile della fede, ma anche la beatitudine della nuova vita[8]. Non si può non pensare inoltre alla “Luce gentile” che si irradia dal sublime volto del Cristo Pantocratore nel dorato catino absidale della Cattedrale di Cefalù[9].

Le parole del motto episcopale sono tratte dalle Confessioni di sant’Agostino: “Amore amoristuifacioistuc” (2,1,1;11,1,1) e dall’Absorbeat di san Francesco d’Assisi: “Absorbeat, quaeso, DomineIesuChriste, mentemmeam ignita et melliflua vis amoristui, ut amore amoristuimoriar, qui amore amoris mei dignatus es mori” – “Rapisca, ti prego, o Signore, l’ardente e dolce forza del tuo amore la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo, perchè io muoia per amore dell’amor tuo, come Tu ti sei degnato di morire per amore dell’amor mio”. La scelta di questo motto vuole identificare il ministero episcopale come risposta concreta all’amore per Cristo e per ciò che di più caro gli appartiene.

Roma, 24 febbraio 2018

 

Don Antonio Pompili

Socio Ordinario dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano

__________________________________________________________________

[1] Spiegando la parabola del seminatore Gesù afferma: “Il seminatore semina la parola” (Mc 4,14), o, nella versione lucana: “Il seme è la parola di Dio” (Lc 8,11). Anche nella prima lettera di Pietro troviamo un messaggio molto simile quando si afferma che i credenti vengono“rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna” (1Pt 1,23).

[2]Ap 22,13. L’espressione Alpha e Omegagià in Ap 1,8“presenta, riferendoli a Dio, gli estremi dell’arco di sviluppo proprio dell’azione creativo-salvifica: questa qualifica di Dio apparirà poi interscambiabile con Cristo (definito alla stesso modo in Ap 22,13)”: U. Vanni, L’Apocalisse. Ermeneutica, esegesi, teologia, Bologna 1997, p. 113.

[3]Cf. A. Pompili, “Il libro e la stella: simbolo e arte di due figure diffuse negli stemmi ecclesiastici italiani contemporanei”, in Nobiltà, Rivista di Araldica, Genealogia, Ordini Cavallereschi, n. 86 (2008), pp. 407-432.

[4] L’espressione “stella del mattino” è attribuita dal Figlio dell’uomo a se stesso in Ap 22,16, ad indicare l’adempimento in se stesso di tutte le promesse. Anche nella seconda lettera di Pietro è affermato che la stella mattutina della fine dei tempi è Cristo, tanto che l’autore ricorda ai fedeli la parola dei profeti che come lampada brilla in luogo oscuro, “finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori” (2Pt 1,19)

[5] Notiamo che il numero 8 e il numero 6 a proposito dell’uso della stella negli stemmi è più caratteristico dell’araldica italiana, rispetto a quella francese che preferisce 5 punte e a quella di area germanica che ne preferisce 6 (cfr. D.L. Galbreath – L. Jéquier, Manuel duBlason, Lausanne 1977, p. 154).

[6]Ger 1,11-12. Interessante è notare che in ebraico il mandorlo era chiamato shaqed, cioè “colui che vigila”, per cui in antiche traduzioni della Bibbia si trova “albero che vigila”, anziché mandorlo. L’etimologia non desta meraviglia se si pensa che il mandorlo è il primo di tutti gli alberi a fiorire. A questo duplice significato viene fatto riferimento quando Geremia vede un ramo di mandorlo e Dio conferma la visione: Dio stesso è l’albero che vigila, cioè il mandorlo!

[7] Quando nel deserto gli israeliti mormorarono contro i privilegi sacerdotali di Aronne e della sua tribù, il Signore ordinò di prendere un bastone per ognuna delle dodici tribù e di contrassegnarlo col nome dei capi: quando il mattino successivo Mosè entrò nella tenda del convegno, “ecco il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito; aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle” (Nm 17,17-23)

[8] Ben più preziosa dell’oro provato col fuoco è la fede in Cristo (cf1Pt 1,7). Nella Gerusalemme celeste la vita splenderà come bene preziosissimo a tutti accessibile, dal momento che essa si presenterà “di oro puro, simile a terso cristallo” (Ap 21,18).

[9] Bellissima la preghiera del Beato John Henry Newman composta dopo il suo viaggio in Sicilia: “Guidami Tu, Luce gentile, attraverso il buio che mi circonda, sii Tu a condurmi! La notte è oscura e sono lontano da casa, sii Tu a condurmi! Sostieni i miei piedi vacillanti: io non chiedo di vedere ciò che mi attende all’orizzonte, un passo solo mi sarà sufficiente”.

    Questo post è stato letto 759 volte

Utility
Per visualizzare nuova testata " header" ..svuotare la " Cache" del Browser

Ingresso Vesc Giuseppe
SEMMarcianteVescovo-0510 SEMMarcianteVescovo-0501 SEMMarcianteVescovo-0498 SEMMarcianteVescovo-0493 SEMMarcianteVescovo-0492 SEMMarcianteVescovo-0488 SEMMarcianteVescovo-0473 SEMMarcianteVescovo-0466 SEMMarcianteVescovo-0464 SEMMarcianteVescovo-0452 SEMMarcianteVescovo-0451 SEMMarcianteVescovo-0445 SEMMarcianteVescovo-0443 SEMMarcianteVescovo-0438 SEMMarcianteVescovo-0432 SEMMarcianteVescovo-0421 SEMMarcianteVescovo-0419 SEMMarcianteVescovo-0416 SEMMarcianteVescovo-0375 SEMMarcianteVescovo-0370 SEMMarcianteVescovo-0356 SEMMarcianteVescovo-0353 SEMMarcianteVescovo-0349 SEMMarcianteVescovo-0344 Cat 1 Corteo 5 Corteo 4 Corteo 3 Corteo 2 Corteo 1 Autorità 1 visita-ammalati Gibilmanna 5 Gibilmanna 4 Gibilmanna 3 Gibilmanna 2 Gib ilmanna 1 bis SEMMarcianteVescovo-0291 SEMMarcianteVescovo-0286 SEMMarcianteVescovo-0278 SEMMarcianteVescovo-0225 SEMMarcianteVescovo-0211 SEMMarcianteVescovo-0210 SEMMarcianteVescovo-0196 SEMMarcianteVescovo-0193 SEMMarcianteVescovo-0186 SEMMarcianteVescovo-0184 SEMMarcianteVescovo-0181 SEMMarcianteVescovo-0172 SEMMarcianteVescovo-0167 SEMMarcianteVescovo-0164 SEMMarcianteVescovo-0160 SEMMarcianteVescovo-0149 SEMMarcianteVescovo-0144 SEMMarcianteVescovo-0143 SEMMarcianteVescovo-0137 SEMMarcianteVescovo-0135 SEMMarcianteVescovo-0118 SEMMarcianteVescovo-0110 SEMMarcianteVescovo-0107 SEMMarcianteVescovo-0104
Horloge pour site Orologi per blog
Indicazioni pastorali 2017-18
In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2017-2018

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



Salmodie

 

Click sull’icona per aprire o scaricare la musica della salmodia della S. Messa delle domeniche e festività


Encliclica “Laudato sì”
Concerti nelle chiese

Reverendissimi Confratelli, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, come e noto, in data 5 novembre 1987 ha emanato un documento, "Concerti nelle Chiese", attraverso cui offriva a tutta la Chiesa alcune riflessioni circa la musica sacra, la musica religiosa, la consuetudine di ospitare concerti nei luoghi di culto, gli strumenti musicali... riflessioni corredate da una serie di disposizioni pratiche generali con l'invito alle singole Diocesi o Regioni Ecclesiastiche a calarle nel loro contesto con la redazione di un regolamento ad hoc.

Click sull'icona che segue per aprire o scaricare il regolamento in formato PDF

In evidenza dai quotidiani






Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli - Il regno - Marzo 2018)

Posta Elettronica
Le mail inviate da questo box hanno come destinatario l'amministratore del blog ; qualora si volessero inviare mail al Vescovo, alla curia etc... utilizzare il menu " CONTATTI" della testata.

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Oggetto

Il tuo messaggio