E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. ( IV Dom di Pasqua- Vangelo : Gv. 10,16+)
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14 Aprile 2018 Inizio del ministero pastorale di Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Giuseppe Marciante 74° Vescovo di Cefalù
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Amoris Laetitia


L' esortazione apostolica post sinodale amoris laetitia del santo padre francesco ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate agli sposi cristiani e a tutti i fedeli laici sull’ amore nella famiglia.

Per l'ufficio diocesano per la pastorale della famiglia Maria e Martin Milone Don Domenico Sausa


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In edicola " la necessità urgente di parlare"
Carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti


Il carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti si snoda per oltre quarant’anni – dai primi anni ’50 a metà degli anni ’90 del Novecento – e testimonia l’evolversi del rapporto tra l’inquieto e profondo sacerdote pisano e uno dei protagonisti più originali della vita politica, istituzionale e religiosa del Novecento italiano. Dalle lettere emergono i problemi che attraversano le loro vite, la storia del paese e le vicende della Chiesa italiana: domande sull’autenticità e sulla fedeltà alle proprie scelte, sulle difficoltà di relazione con la Chiesa degli anni ’50, sui possibili modi di essere cristiani nel tempo e nella storia, sui profondi bisogni di rinnovamento e di riforma ecclesiale. Spesso il discorso si allarga alla ricca trama di contatti e avvenimenti in cui si inserisce il loro rapporto: la vita politica nazionale da cui Dossetti è uscito, lasciando una complessa e discussa eredità; la vivacissima Firenze degli anni ’50 e ’60, con Giorgio La Pira e molti altri; la vita locale, politica ed ecclesiale di Bologna. Anche i grandi fatti della storia internazionale sono presenti: la guerra del Vietnam, la tensione tra i due blocchi, occidentale e sovietico, le questioni mediorientali e il conflitto israelo-palestinese. Le lettere rappresentano così il racconto di due vite, attraverso cui rileggere alcune delle questioni cruciali della fede cristiana e della società italiana del secolo scorso. Questioni che, a ben vedere, giungono fino ai nostri giorni.

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Comunicato Stampa

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“Poesie” in evidenza





Non mi vestite di nero: / è triste e funebre. Non mi vestite di bianco: / è superbo e retorico. Vestitemi / a fiori gialli e rossi / e con ali di uccelli. E tu, Signore, guarda le mie mani. Forse c’è una corona. Forse / ci hanno messo una croce. Hanno sbagliato. In mano ho foglie verdi / e sulla croce, / la tua resurrezione. E, sulla tomba, / non mi mettete marmo freddo con sopra le solite bugie / che consolano i vivi. Lasciate solo la terra / che scriva, a primavera, / un’epigrafe d’erba. E dirà / che ho vissuto, / che attendo. E scriverà il mio nome e il tuo, uniti come due bocche di papaveri .

(A. Zarrii)
La chiesa nei primi secoli
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«Il Piccolo Principe» è il capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry pubblicato 70 anni fa ed è uno dei libri più letti nel mondo.

Dopo la Bibbia, ha il secondo posto in classifica insieme a Pinocchio di Collodi.

È stato tradotto in 220 lingue e perfino in alcuni dialetti. In Italia è costantemente presente nelle classifiche dei libri più venduti.

Narra, in prima persona, “l’ incontro tra l’ autore ed il Piccolo Principe”.

Sei anni prima il pilota- geografo Antoine ebbe un incidente col suo aereo mentre sorvolava il Sahara. Al risveglio della prima nottata nel deserto, una vocina incominciò ad infastidirlo, subito si alzò di scatto per vedere chi fosse e vide un bambino. In alcuni giorni riuscì a capire che lui si faceva chiamare il Piccolo Principe e che veniva da un piccolo pianeta chiamato : Asteroide B 612.

Ben presto, quando i due presero più confidenza, il Piccolo Principe iniziò, anche, a raccontare ad Antoine il suo viaggio sino alla terra.

Lui non aveva una meta precisa, e voleva viaggiare. Per iniziare il suo viaggio, approdò su un altro piccolo pianeta dove stava un re, un re che diceva di comandare su tutto e su tutti, ma era tanto triste e solo;

sul secondo pianeta incontrò un vanitoso che cominciò a domandargli quanto per lui fosse bello quell’ uomo, ma il piccolo principe non capendo cosa se ne sarebbe fatto quell’ uomo delle sue lusinghe , se ne andò altrove;

nel terzo pianeta trovò un ubriaco a cui chiese cosa stesse facendo, e lui quindi rispose che stava bevendo alcolici per dimenticare la sua vergogna, così se ne andò via subito;

il quarto pianeta era abitato da un uomo d’ affari che contava le stelle per diventare ricco e comprare altre stelle;

sul quinto pianeta v’ era spazio solo per un lampione e l’ uomo che lo accendeva e lo spegneva ogni minuto; Sull’ ultimo pianeta visitato dal Piccolo Principe prima di arrivare sulla terra, trovò un geografo che aspettava gli avventurieri per disegnare sempre nuove carte geografiche.

Nei giorni seguenti il Piccolo Principe cominciò ad essere molto triste e un giorno…l’incontro con la volpe …

Dietro le storie di queste persone si nascondono i vizi e le virtù di ogni uomo e il passo successivo che si deve compiere per migliorarsi e stare in armonia con gli altri e con se stessi.

Quello che traspare dal libro “Il piccolo principe”, che ha segnato generazioni con il suo significato tangibile, è come gli uomini crescendo riescano a perdere il candore e il contatto con le cose importanti, non cogliendo più il senso di ciò che possiedono, che vivono e provano.

Tanti i tentivi di nettere in scena il libro ma quello di Mark Osborne è un grande sforzo di incredibile ardire poetico.

Nel film molte le libertà ma con l’obiettivo di “salvaguardare la storia originale, sia per quelli che l’avevano amato che per quelli che ancora non la conoscevano, costruendo intorno una storia più grande …”.

La storia più grande è quella di una bambina senza nome (se lui è The little Prince, lei è The little girl) nella difficile fase di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, sta per compiere nove anni e ha già pronto il suo regalo, un microscopio per migliorare in biologia come le annuncia la mamma settimane prima del compleanno. E’ questa mamma single ad aver pianificato tutta la sua esistenza: la sta preparando ad una vita di impegno e sacrificio per entrare nel mondo degli adulti.

L’incontro tra la ragazzina e l’aviatore, un ipotetico Saint-Exupery ormai invecchiato, ispirato allo scrittore che nella realtà è scomparso a 44 anni scompaginerà i suoi piani. E quell’aeroplanino fatto con un foglio strappato su cui è tratteggiata l’iconica immagine del Piccolo Principe, quella creata dallo stesso autore, e che dalla prima edizione del ’43 ha sempre accompagnato la pubblicazione del romanzo, permetterà alla piccola protagonista di partire per un viaggio straordinario.

Il Film , presentato a Cannes fuori concorso, arriverà in sala il prossimo Natale.

Cliccando sulla immagine dell'inizio è possibile aprire il trailer video

Di seguito una delle clip di un esperimento di Teatro-musica realizzato oltre 10 anni nel tentativo di mettere in scena il libro più bello e più letto dopo la Bibbia. www.chiesadicefalu.it

Des Hommes et des Dieux ,
premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria,è un film dove emerge la pluralità, non si fa leva su un unico credo. Lo spettatore viene portato dentro gli animi di chi vive la propria religiosità senza confini, accogliendo e amando il prossimo, senza differenze.

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Xavier Beauvois porta sul grande schermo la strage di sette monaci cistercensi di Thibirine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996; ancora oggi non è stata fatta completa luce sulla vicenda: all’inizio l’eccidio fu rivendicato dalla Al-Jama’ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mirava a rovesciare il governo, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l’ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell’esercito algerino, nel quadro di una strategia della tensione o di un “errore”.
Di fronte allo scorrere delle immagini, e della vicenda, ragioniamo su cosa significa credere in un Dio, su cosa significa essere religiosi, su cosa vuol dire mettere la propria vita al servizio del prossimo, mossi da una vocazione; vocazione che sembra vacillare di fronte alle crudeltà della vita, ma che allo stesso tempo riporta sui giusti binari, spinge al pensiero; è solo dopo matura riflessione che si decide di continuare a camminare verso un’unica direzione. Si decide di andare avanti, di incontrare l’altro, l’apparentemente diverso, e di morire. Ci troviamo di fronte a una visione critica della spiritualità. Perché si tratta più di spiritualità che di Dio nel nel film di Beauvois; spiritualità che porta a fare delle scelte solo apparentemente incoscienti, spiritualità che porta ad essere pluralisti. Spiritualità che porta anche a morire, a morire per incontrare l’altro, in un paradosso etico. Immensamente morale. Ma qui si parla non di finta moralità, bensì di qualcosa di ben più elevato: si parla di connubio, di unione, di andare con l’altro, anche se diverso, uguale e fratello, anche nella morte, anche se ci porta al martirio. A morire è l’umanità, e allora la morte assume un carattere sacro. Torna l’ultima cena (la scena dei monaci riuniti attorno al tavolo con la colonna sonora della Morte del Cigno, tratta da Il lago dei Cigni di Cajkovskij, è davvero toccante) e tutto si fa unico: i monaci, il monastero, il villaggio, i soldati. Tutto si unisce, in un finale tragico quanto straordinario.
( di seguito il PPT con le foto originale dei martiri )
Nelle diapositive Sono stati associati, ai “sette dormienti di Efeso”, martiri cristiani murati in una grotta e che sarebbero risuscitati circa due secoli dopo. Quello che è interessante è che sono venerati sia dai cristiani che dai musulmani (ne parla il Corano).

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Il rosso e il Blu
Il tirante che trascina il film nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall’apatia. In questa lotta per la sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a vote ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti

Da oggi per la Chiesa di Cefalù, oltre questo sito: http://www.chiesadicefalu.it/ è online il sito: http://www.diocesicefalu.it/

Omelia del Vescovo Vincenzo Messa Crismale Giovedì Santo

Nel solco della grande tradizione della Chiesa, il Giovedì mattinadella Settimana Santa ci vede radunati in Cattedrale per la Messa Crismale durante la quale vengono benedetti gli Oli Sacri:l’Olio degli Infermi, l’Olio dei Catecumeni e il Crisma.

         È una delle celebrazioni più solenni e più partecipate che manifesta la Chiesa come Corpo di Cristo.

         Siamo sempre accolti dal volto misericordioso del nostro Pantocratore che custodisce gli sguardi di coloro che lo contemplano e riflette il volto di coloro che lo incontrano.

         Il Rito della Benedizione degli Oli sottolinea il Mistero della Chiesa come Sacramento di Cristo, che santifica ogni realtà e situazione di vita.

         Vescovo, Presbiteri, Diaconi, Seminaristi, Religiosi, Religiose e Popolo santo di Dio riuniti in preghiera formano una sola famiglia, un sol corpo ed un’anima sola.

Con il Sacro Crisma si ungono i battezzati, per esprimere il loro inserimento nel Corpo di Cristo, si confermano i cresimati, si ungono le mani dei presbiteri e si consacrano i vescovi.

         Con l’Olio dei Catecumeni si ungono quanti devono lottare per vincere lo spirito del male in vista degli impegni del Battesimo.

         Con l’Olio degli Infermi ricevono l’unzione sacramentale, come medicina di Dio,quei nostri fratelli che nella malattia e nella sofferenza offrono al Signore silenziosamente la propria vita.

         Attraverso l’olio profumato, il buon odore della grazia di Cristo si diffonde dal Capo a tutto il corpo.

         L’immagine dell’olio prezioso versato sul capo di Aronne che scende sulla sua barba fino all’orlo delle sue vesti sacre, è preludio dell’unzione sacerdotale che giunge fino ai confini dell’universo.

         Questo segno sacramentale a noi presbiteri fu dato con l’unzione e l’imposizione delle mani, nel giorno della nostra ordinazione sacerdotale.

         L’unzione che abbiamo ricevuto non ci fu data per profumare noi stessi ma per i poveri, i prigionieri, per i malati, per quanti soffrono nel corpo e nello spirito.

         Il profumo del Sacro Crisma deve accompagnare la nostra vita come riverbero del profumo di Cristo!

         Penso alla casa di Betania piena del profumo di balsamo; la penso come dimora del sacerdote che ripete il gesto di Maria perché quel profumo non venga mai meno.

         Oggi, carissimi sacerdoti, è la nostra festa!

Oggi siamo nati tutti nel cuore di Cristo sommo ed eterno sacerdote; oggi facciamo memoria della nostra ordinazione sacerdotale e rinnoviamo con lo stessoentusiasmo di allora le promesse sacerdotali.

Come sempre ci uniamo alla gioia di quanti celebrano anniversari sacerdotali giubilari augurando un fecondo ministero a servizio della Chiesa: ricordiamo in particolare i 50 anni di sacerdozio del carissimo Padre Aurelio Biundoo.f.m.capp., i 10 anni dei carissimi don Alessio Corradino, don Marcello Franco, don Sandro Orlando, don Francesco Richiusa e don Francesco Sapuppo, che proprio oggi, celebrano i loro anniversari dell’Ordinazione Sacerdotale.

A questi si aggiungono: il 25° di don Francesco Lo Bianco, i 50 di don Salvatore Mocciaro, i 60 di Frà Gabriele Barreca cappuccino e di Mons. Giuseppe Camilleri, i 70 di Mons. Calogero La Placa e don Sebastiano Pace.

È una festa,quella di oggi, che non avrà mai fine: “Tu es sacerdos in aeternum!”… finché i campi produrranno un grappolo d’uva ed una spiga di frumento, un sacerdote salirà l’altare e costringerà Dio a farsi nostro cibo e nostra bevanda.

         Ma è anche la vostra festa, carissimi fedeli laici, perché anche voi attraverso il battesimo siete stati unti e incorporati a Cristo formando un Popolo sacerdotale.

             Il Vangelo ci ha ricordato la profezia di Isaia  che si compie in Gesù Cristo, il Messia, l’Unto per eccellenza.

         Vedo con piacere la presenza qualificata delle autorità civili e militari della nostra diocesi.

         Saluto tutti affettuosamente. Un particolare saluto va a S. Ecc. il Prefetto Dott.ssa Antonella De Miro. Mi sento onorato della vostra presenza.

Vi ringrazio, vi ringrazio di cuore per tutte le attenzioni riservatemi e per tutte quelle volte che avete condiviso il cammino di questa chiesa con una presenza discreta e attenta.

Il Cristo Pantocratore illumini la vostra azione per il bene comune a vantaggio del nostro territorio e della gente che vi abita.

Saluto tutti affettuosamente e vi ringrazio per la vostra presenza così significativa.

         Questo saluto raggiunga l’Eccellentissimo e carissimo mons. Rosario Mazzola Vescovo emerito di questa Chiesa cefaludense a cui va il nostro affetto ed un sincero augurio di buona salute.

         Raggiunga altresì l’Eccellentissimo mons. Giuseppe Marciante vescovo eletto di questa diletta Chiesa di Cefalù: lo aspettiamo con il cuore aperto alla speranza, esprimendo sin da ora i nostri sentimenti di gioia e di gratitudine al Signore e al Santo Padre per il dono del nuovo Pastore. Il Signore che conduce la storia sa come guidare la Sua Chiesa e come provvedere al Suo gregge.

         Raggiunga anche S. Eccellenza Reverendissima Mons. Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace che puntualmente, confermando la fedeltà ad una tradizione che va avanti da anni, ci invia una boccetta di essenza di bergamotto per la preparazione del Sacro Crisma.

         Questo delicato profumo è segno di comunione e di condivisione fra le nostre chiese che rende la celebrazione crismale una  “Liturgia del Profumo”.

         In questo contesto di gioia e di gratitudine sono chiamato a sapermi congedare per raggiunti limiti di età, esprimendovi tutta la mia riconoscenza per la vicinanza e la collaborazione offertami  in questi anni di ministero episcopale svolto in mezzo a voi.

         Ringrazio soprattutto voi carissimi presbiteri, che assieme a me avete portato il peso e la responsabilità di questa santa Chiesa a noi affidata.

         Il vescovo è colui che veglia; cura la speranza vegliando per il suo popolo (1 Pt 5, 2).

         Vegliare, sorvegliare e vigilare sono tre verbi che si fondono in uno, dando la preferenza al “vegliare”.

         Questi tre verbi denotano un atteggiamento spirituale oltre ché  un atteggiamento di governo.

         Il verbo “Vegliare” ci parla di speranza.

         Chi “veglia” sveglia l’aurora di un nuovo giorno ed è sempre pronto a scommettersi fino al tramonto.

         Il sole quando tramonta non va a riposare, va a combattere contro le tenebre per risorgere sempre più splendente.

         Sognare la luce piena di mezzogiorno significa vivere nella luce, da figli della luce.

         Al Signore della storia e Dio di Misericordia affido il giudizio di questa “veglia” e di questi quasi nove anni trascorsi a servizio di questa Chiesa.

         Solo Lui può giudicare!

         Mi conforta il pensiero di Sant’Agostino quando in uno dei suoi Discorsi  così esordisce: “Quale uomo infatti è in grado di giudicare un altro uomo? Il mondo è pieno di giudizi avventati. Colui del quale dovremmo disperare, ecco che all’improvviso si converte e diviene ottimo. Colui dal quale ci saremmo aspettati molto, ad un tratto si allontana dal bene e diventa pessimo. (cfr. S. Agostino, Disc. 46, 24-25; CCL 41, 551-553).

         Lui solo, solo il Signore, Pastore dei pastori, Lui solo pascola con giudizio. Molti erano gli apostoli ma ad uno solo disse: “Pasci le mie pecorelle(Gv 21, 17).

         “Certo se vi sono delle buone pecore, vi saranno buoni pastori; perché dalle buone pecore si formano i buoni pastori (cfr S. Agostino, Disc. 46, 29-30; CCL 41, 555-557).

         In questi anni ho avvertito fortemente la responsabilità affidatami e ho la consapevolezza di essere stato a volte esigente e forse anche senza volerlo sarò risultato scomodo in qualche circostanza, ma non ho saputo disattendereil monito dell’apostolo Paolo: “Annuncia la Parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni pazienza e insegnamento

Tempo opportuno e inopportuno: “Per chi a tempo opportuno e per chi a tempo inopportuno?” La risposta c’è la da S. Agostino: “Certamente a tempo opportuno per chi vuole, a tempo inopportuno per chi non vuole. Sono proprio inopportuno e oso dirtelo – prosegue Agostino – tu vuoi smarrirti, tu vuoi perderti, io invece non lo voglio (cfr S. Agostino, Disc 46).

Certamente Agostino non ignorava la II lettera di Paolo a Timoteo“…verrà un giorno infatti in cuinon si sopporterà più la sana dottrina ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze…adempi il tuo ministero (2 Tim 4, 5).

         Il Signore mi ha posto come vostra sentinella, perché allora non avrei dovuto vigilare, richiamare? Forse per paura? Forse per non perdere il favore degli uomini?

Un pastore deve preoccuparsi più di piacere agli uomini o a Dio? So bene quello che voi state pensando in questo momento…state rincorrendo tutti i però, i se e i ma, ma sorvolando a qualunque elucubrazione mentale,riconoscendo anche i miei limiti, vi assicuro davanti a Dio che vi ho sempre voluto bene anche quando ai vostri occhi sono apparso esigente e determinato; ma che volete, non riesco ad immaginare un padre debole ed insicuro né tanto meno un padre che lascia fare ai propri figli tutto quello che passa loro per la testa in nome di quella benevolenza che non conduce da nessuna parte.

         Vi ho amato con la responsabilità e la fermezza del buon padre di famiglia che volendo il bene dei loro figli non esita a dire “no” quando deve essere “no” e nello stesso tempo non risparmia una carezza ed un sorriso per confortare, incoraggiare e sostenere.

         Vi ho amato e continuerò ad amarvi.

         Lo sa Dio se vi ho voluto bene e se vi voglio benee per dirla ancora con Agostino “Se non vuoi il fastidio di dovermi sopportare, non sperderti, non smarrirti (cfr S. Agostino, Disc. 46, 14-15; CCL 41, 541-542).

Troppo poco sarebbe stato se  mi fossi limitato ad affliggermi di fronte a situazioni in cui un padre ha il dovere di intervenire.

Mi è stata anche di grande conforto la “Regola Pastorale” di San Gregorio Magno dove afferma: “Spesso i pastori malaccorti, per paura di perdere il favore degli uomini, non osano dire liberamente ciò che è giusto...” .

Un pastore che ha paura di dire la verità è come se voltasse le spalle al nemico con il suo silenzio.

Nei tempi difficili che stiamo vivendo non ci può essere posto per la mediocrità.

Oggi c’è bisogno di persone che siano “credenti” e “credibili”, oltre ché coerenti con i principi e la fede che si professa; c’è bisogno di persone capaci di compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune e ricercando in ogni momento la volontà divina.

A volte per andare avanti bisogna saper fare un passo indietro.

Non basta apparire buoni ed onesti: occorre esserlo realmente. E buono e onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, è colui che non antepone se stesso a Dio, ma lascia trasparire Dio dalla sua vita.

A noi sacerdoti viene chiesto di anteporre al fascino del potere terreno, il nostro sacerdozio e la nostra indiscussa fedeltà alla Chiesa.

Mi ha sempre accompagnato la ferma convinzione che tutti siamo utili e nessuno è indispensabile, che il mondo gira con noi e senza di noi e ciascuno di noi è irrepetibile ma sostituibile.

A tutti, sacerdoti e non, fedeli laici e popolo santo di Dio, viene chiesto di camminare con passo spedito verso la santità. È certamente difficile poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da Dio che è verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore.

Parafrasando una espressione di Santa Caterina da Siena, sommessamente mi sento di potervi dire: Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo (cfr Lett. 368).

Guardo con fiducia a questo nuovo evento che attende questa diletta chiesa.

Non si può non cogliere l’esortazione di Santa Caterina.

Quel formidabile “se sarete quello che dovete essere” interpella tutti e ciascuno in particolare.

Questo momento storico è affidato a tutti voi, chiesa in cammino, chiesa ricca di fede e di potenzialità.

È un momento questo, che va vissuto nella fede, non come un tempo che si è concluso ma come un tempo che continua a scorrere inesorabilmente come dono di Dio.

Se è vero che “passa la scena di questo mondo” è maggiormente vero che c’è qualcosa che rimane  a cui è possibile aggrapparsi e quando non sapremo a che cosa o a chi aggrapparci, ci saranno sempre i poveri e i diseredati; i poveri li avete sempre con voi (Mc 14, 7) ci dice  Gesù .

L’apostolo Paolo è lapidario nell’affidarci una consegna: Ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha assegnato il Signore (1 Cor 7, 17).

Volendo formulare un augurio per questa Chiesa in cammino ricorro alle parole dell’apostolo Pietro nella sua prima lettera (1Pt 3,8-9): Siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili; non rendete male per male, ne ingiuria per ingiuria, ma al contrario, rispondete benedicendo; poiché a questo siete stati chiamati per avere in eredità la benedizione”.

E ricorro anche alle parole dell’apostolo Paolo:

“…amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera…. premurosinell’ospitalità.
Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi
(Rm 12, 9-16).

E per quanto mi riguarda spero di poter far mie, quando sarà, le parole di Paolo: Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”.

Spero tanto nella corona di giustizia che il Signore, giudice giusto,vorrà consegnarmi in quel giorno.

A voi tutti, rinnovando la mia gratitudine chiedo solo una preghiera.

Grazie!

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Indicazioni pastorali 2017-18
In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2017-2018

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



Salmodie

 

Click sull’icona per aprire o scaricare la musica della salmodia della S. Messa delle domeniche e festività


Encliclica “Laudato sì”
Concerti nelle chiese

Reverendissimi Confratelli, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, come e noto, in data 5 novembre 1987 ha emanato un documento, "Concerti nelle Chiese", attraverso cui offriva a tutta la Chiesa alcune riflessioni circa la musica sacra, la musica religiosa, la consuetudine di ospitare concerti nei luoghi di culto, gli strumenti musicali... riflessioni corredate da una serie di disposizioni pratiche generali con l'invito alle singole Diocesi o Regioni Ecclesiastiche a calarle nel loro contesto con la redazione di un regolamento ad hoc.

Click sull'icona che segue per aprire o scaricare il regolamento in formato PDF

In evidenza dai quotidiani






Francesco 5 anni di pontificato: un papa in Avvento
Tornare all’essenziale della fede

Il pontificato di papa Francesco compie 5 anni. Più che un bilancio, conviene qui richiamarne l’indirizzo di fondo, come fa anche il saggio del card. W. Kasper sulle radici teologiche del pontificato (cf. qui a p. 183).
Qualche nota va aggiunta sul percorso, che rimane imprevedibile, perché imprevedibile è sempre la storia che cammina su tornanti inattesi. Basti pensare a questa nuova fase della globalizzazione, alle elezioni di Donald Trump o alla Brexit, nel corso del 2016. E nel 2017-2018 alla svolta imperialista cinese o alla sconfitta militare dell’ISIS; all’aggravarsi ulteriore della crisi delle democrazie occidentali, cui non sono esenti le nazioni europee (Italia compresa), e al nuovo protagonismo militare russo. Al centro del magistero di Francesco c’è l’indicazione che la Chiesa torni all’essenziale della propria fede. Al centro del Vangelo. La sua è una svolta kerygmatica. A «quell’umiltà amante di Dio» – come egli l’ha definita – che nell’incarnazione, nella morte e risurrezione del Figlio ha condiviso la nostra umanità.
C’è una radicale corrispondenza tra la figura della kenosis, lo svuotamento di Dio, e la condizione umana, fino alla sua estremità. La scelta preferenziale per i poveri ha come obiettivo l’annuncio di Cristo e della sua salvezza. Più che una visione sociologica, economica, ambientale della povertà emerge in Francesco una visione teologica.
Per papa Bergoglio vivere il Vangelo è possibile perché esso tocca il centro della nostra esistenza. Vi è una corrispondenza profonda tra il centro della nostra umanità e il centro divino dell’umanità di Cristo. Per questo l’annuncio della fede deve essere fatto risuonare nuovamente, come fosse la prima volta, andando oltre le forme culturali prevalenti che sin qui l’hanno espresso.
Il papa cerca e vuole quell’umanità che è l’impronta sconvolgente di Dio nei meandri della nostra storia. Poiché è da quella umanità oscura e sofferente, che assume volta a volta i tratti della povertà, dell’infelicità, dello sconforto, della malattia, della libertà negata, della persecuzione, della migrazione, che occorre ripartire.
È da quella umanità che il mondo attuale, globalizzato anche nell’indifferenza, deve ripartire se vuole evitare pericolosi riduzionismi antropologici. Se il nostro mondo tematizza e accetta la «cultura dello scarto» umano, se rinuncia al primato socialmente esigente della dignità della persona finirà per distruggersi. Quella umanità, Francesco l’ha identificata con la «carne di Cristo».
Per il papa non si può ridurre il cristianesimo alla sua sola forma dottrinale, ma esso deve riguardare l’insieme della vita, di ogni vita, nelle sue espressioni e nelle sue relazioni nei diversi contesti culturali e ambientali. Pascal, nel Mystère de Jésus, fa dire a Gesù, a proposito del suo costato aperto: «quelle gocce di sangue le ho versate per te». Nel costato aperto di Gesù si manifesta per ciascuno l’ospitalità attraente del Dio misericordioso.
Una concezione processuale
In questo papa Francesco ha proposto un ri-orientamento della Chiesa: da un approccio cumulativo, preoccupato di dare ragione sempre, in ogni punto dell’enunciazione e della comunicazione del contenuto dogmatico della fede cristiana, si passa a una concezione processuale e relazionale, incentrata sull’offerta del Vangelo di Dio che implica il riconoscimento della libertà della coscienza. La parola di Dio procede nelle coscienze. Avviene sempre nuovamente. Da qui scaturiscono conseguenze profonde sul piano della figura della Chiesa e del suo rapporto col mondo.
Esse hanno riguardato anche l’assunzione convinta del metodo sinodale come stile ecclesiale. I sinodi sulla famiglia e quello in preparazione sui giovani, il Giubileo della misericordia, che ha modificato il tradizionale impianto degli anni santi, decentrando l’attenzione da Roma e rivolgendola alla periferia della Chiesa.
Dopo l’incremento continuo della centralità della Chiesa di Roma nel postconcilio, Francesco ha cercato un’inversione di tendenza nel timore di un’estinzione d’ogni tensione creativa e d’ogni identità delle Chiese locali. Non sempre gli è riuscita e gli riesce, perché egli vive della contraddizione non risolta di una sussidiarietà imposta dall’alto.
Vanno poi ricordati gli incontri ecumenici: la visita agli ebrei del Tempio maggiore di Roma (gli incontri ad Auschwitz e a Gerusalemme), l’incontro storico con il patriarca di Mosca, Cirillo, a Cuba; quello con il patriarca armeno Karekin II a Erevan; con il primate anglicano J. Welby; e quelli ripetuti con il patriarca ecumenico Bartolomeo I; e ancora con il patriarca copto Tawrados II; infine la commemorazione a Lund, in Svezia, dei 500 anni della Riforma protestante e gli incontri di preghiera con i principali esponenti delle Chiese evangeliche. Incontri che mirano a proporre un modello d’unità e di riconoscimento reciproco che procede attraverso la diversità.
Dei documenti del pontificato, rimane paradigmatica l’esortazione Evangelii gaudium. Qui è il cuore del pontificato. L’esortazione postsinodale Amoris laetitia ha segnato il punto più impegnativo sul piano dottrinale, perché accoglie il metodo sinodale e affida alle Chiese una sensibilità pastorale nuova da esercitare nella disciplina matrimoniale.
Accanto a questi testi c’è l’enciclica Laudato si’ e una miriade di interventi che riguardano modifiche liturgiche e del Codice di diritto canonico, l’accorpamento di 7 diversi dicasteri curiali in 2 nuovi: sui laici e sulla carità. Infine la costituzione sulla vita contemplativa femminile e quella sull’insegnamento teologico Veritatis gaudium (cf. qui a p. 131).
Poi ci sono i viaggi. Soprattutto quelli internazionali (in tutto 27), che hanno toccato tutti i continenti tranne l’Australia, seguendo una linea di geopolitica religiosa, in particolare quelli in Bangladesh, Myanmar, Messico, Cuba, Grecia, Georgia e Azerbaigian, Egitto, Israele, Palestina, Stati Uniti, Turchia. Ci sono stati quelli nati da appuntamenti ecumenici, la Giornata mondiale della gioventù, quelli effettuati per il rafforzamento delle relazioni diplomatiche e dedicati al tema della povertà, della guerra, dei rifugiati (in Asia e in Africa), alla legittimazione ecclesiale (America Latina).
Tra questi, il viaggio a Lesbo ha posto l’attenzione sulla tragedia dei migranti e dei rifugiati. Di qui passa il tema della globalizzazione e della pace, il tema della giustizia e dell’integrazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo.
Quelli italiani hanno seguito un itinerario interno alla Chiesa e come tali hanno riguardato la ridefinizione del rapporto tra il papa, la Chiesa italiana e la sua Conferenza episcopale, un rapporto che si è, dopo una iniziale incomprensione, pressoché pacificato, soprattutto dopo l’elezione a presidente della CEI del card. G. Bassetti.
2018: Curia, finanze e comunicazione
Gli eventi inattesi della Brexit e della vittoria di Trump nelle presidenziali americane hanno modificato e potenzialmente indebolito l’azione del papa sul piano internazionale. Sul piano europeo non c’è un asse forte tra Unione Europea e Santa Sede, la rotta atlantica della Gran Bretagna e la crisi delle democrazie nell’Est europeo indeboliscono il quadro generale, nonostante la tenuta della Francia e della Germania. Di certo non aiuta l’incognita italiana.
Complessivamente la Santa Sede e il papa non potranno non riaffrontare il dossier Europa. Esso non ha a che fare solo con i numeri drammatici dell’immigrazione, del terrorismo islamista, della difficile integrazione sociale e culturale, ma riguarda soprattutto una ripresa incerta e stanca del ruolo del cristianesimo in Europa. Alla paura degli europei si affianca il tema dell’identità dell’Europa e del ruolo del cristianesimo.
Se il viaggio negli Stati Uniti del settembre 2015 aveva segnato un forte riavvicinamento tra la Santa Sede, un papa latinoamericano e gli USA, l’elezione di Trump ha allontanato e modificato quel risultato.
L’attenzione alla Russia (anche in chiave mediorientale) e alla Cina apre possibilità nuove di convivenza alla Chiesa cattolica e al suo ruolo internazionale. Ma sono strade impervie, per la natura di quei regimi e per le incomprensioni storiche.
Il 2018 dovrebbe essere finalmente l’anno della riforma della Curia. È uno degli appuntamenti centrali del pontificato, assieme a quello del riordino finanziario e della pulizia morale. La riforma della curia era stata chiesta dai cardinali durante le congregazioni generali alla vigilia del conclave. Ed è necessaria conseguenza della impostazione ecclesiologica di Francesco.
Nonostante resistenze che il papa riconosce in parte «aperte», in parte «nascoste» e «malevole», questa riforma dovrà toccare il ruolo e la funzione della Curia romana in relazione con Pietro e con la Chiesa universale. Ci si attende una nuova costituzione che sostituisca la Pastor bonus di Giovanni Paolo II e che tematizzi quella che il teologo J. Werbick definiva una «conversione delle strutture». Non solo la conversione dei singoli o qualche aggiustamento funzionale ma il cambiamento istituzionale ed ecclesiale delle strutture stesse.
Se il tema geo-politico e quello geo-religioso hanno trovato uno sviluppo significativo e coerente; se il tema dell’approfondimento teologico del ri-orientamento ecclesiale del pontificato sta muovendo i primi importanti passi, e i «dubia» sulla sua ortodossia trovano nella lettera di Benedetto XVI un’archiviazione definitiva; se il tema della pulizia morale nella Chiesa ha fatto passi avanti; forse il riordino finanziario e il tema della comunicazione rimangono questioni aperte.
Il riordino finanziario e la sua trasparenza costituiscono uno dei punti di maggiore resistenza interna, mentre la comunicazione presenta una sfida in sé: è oggi la dimensione più secolarizzante che agisce anche all’interno della Chiesa. Si applaude il papa e si fa altro rispetto al suo insegnamento.
Papa Francesco sa che questo è un tempo nuovo, incognito. Ma esso è anche un kairos. O, come dice Kasper, un nuovo avvento. Mantenere con rigore la propria ispirazione, senza cedere a facili narrazioni, è forse la risposta migliore.

(Gianfranco Brunelli - Il regno - Marzo 2018)

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