Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. ( Pentecoste -Vangelo :Giov. 14,15+)
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È online il nuovo sito della Diocesi di Cefalù a cura dell’ Ufficio di Comunicazioni Sociali. In attesa del nuovo dominio il sito è consultabile al seguente indirizzo: http://www.diocesidicefalu8.flazio.com/

Messaggio del Vescovo Giuseppe

Signore, non si inorgoglisce il mio cuore
e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi,
superiori alle mie forze.
Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l’anima mia.

Speri Israele nel Signore, ora e sempre.

 

Carissimi fratelli e sorelle della benedetta Chiesa di Cefalù,

queste parole del Salmo 131 esprimono bene i miei sentimenti dinanzi alla notizia della nomina a vescovo di Cefalù.

In questo piccolo inno di fiducia l’immagine centrale è quella di un bambino in braccio alla Madre per indicare il totale abbandono in Dio.

In braccio alla Madre Chiesa sono tranquillo e sicuro di stare nella volontà di Dio.

Nell’accettare questo nuovo servizio che il Santo Padre Francesco, nella sua benevolenza, ha voluto consegnarmi, ho posto la mia fiducia in Dio che mi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce, mi ha nutrito con fior di fumento, mi ha consacrato con olio di letizia.

Qualunque sia stata la ragione per cui un indegno e peccatore come me è stato posto in questo ministero, l’ho accettata con timore di prendermi cura di voi e con il desiderio di pregare per voi. Perciò, non potendo fare appello a miei meriti, invoco la Sua infinita misericordia e dove tace il merito, il dovere alza la voce.

Dopo i primi turbamenti, normali, dinanzi a una nuova chiamata, mi sono tornate alla memoria le parole del Risorto a Pietro: “Pietro mi ami tu? […] Pasci le mie pecorelle”. Allora mi son chiesto: è ancora vivo in me l’amore per Cristo? Se è vivo, allora, non posso tirarmi indietro!

Amore, amoris tui! Per amore del tuo amore, Signore, prendo con me questo popolo che attende di  essere amato.

Sono cosciente che inizia oggi una nuova fase della mia vita; ho l’impressione di vivere una nuova primavera, anche se l’età comincia a prendere le tonalità dell’autunno. 

Vi chiedo carissimi di unirvi alla mia preghiera perché io e voi, insieme, ci lasciamo condurre da quella Luce gentile che si irradia dal volto luminoso del bel Cristo Pantocratore della nostra Cattedrale.

Chiediamo al Signore che ci guidi con dolcezza e ci indichi i passi da compiere per fare la sua volontà, come recita la bellissima preghiera del Beato John Henry Newman composta dopo il suo viaggio in Sicilia:

 

Guidami Tu, Luce gentile,

attraverso il buio che mi circonda,

sii Tu a condurmi!

La notte è oscura e sono lontano da casa,

sii Tu a condurmi!

Sostieni i miei piedi vacillanti:

io non chiedo di vedere

ciò che mi attende all’orizzonte,

un passo solo mi sarà sufficiente.

 

Ci basta solo un passo, il primo passo, quello della fede. Non chiediamo certezze, ma ci basta sapere che l’amor Suo non ci abbandona.

 Da due giorni siamo entrati nel periodo forte della Quaresima e in Sicilia i mandorli sono già in fiore. Mi ritorna alla mente la visione di Geremia: Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla» (Ger 1,11-12).

 Ho richiamato questa immagine per invitarvi a guardare il futuro della nostra diocesi con speranza, riflettendo sul cammino che il Signore vi ha fatto percorrere, per raccogliere i frutti di una lunga seminagione. Sin dall’epoca normanna Cefalù viene definita terra d’incontro tra i popoli, luogo privilegiato di sostentamento dei poveri e di quanti vi transitano. Uno dei tratti distintivi che caratterizza la Chiesa di Cefalù è lo spirito di carità.

Ma, nello stesso tempo, il segno del mandorlo ci invita a rimanere svegli per saper vedere i segni del nuovo nascosti tra le pieghe del tempo presente con la certezza che il Signore veglia perché la sua parola non ritorni a Lui senza aver compiuto ciò per cui l’ha mandata.

 

Papa Francesco nel 2015 durante il Convegno dei delegati della CEI a Firenze ci ha indicato il punto focale del suo Pontificato nell’Evangelii Gaudium, con queste parole: «In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni». Il Santo Padre ci chiede di avviare una conversione pastorale e missionaria delle nostre comunità ecclesiali. E’ mio vivo desiderio raccogliere questa consegna e condividerla con tutta la comunità diocesana.

 Infine, come è nello stile epistolare, passo ai saluti.

Il mio primo saluto lo riservo a tutti coloro che soffrono o per malattia o per povertà. Presto vorrei conoscervi e ascoltare il vostro autorevole Magistero perché parla dalla cattedra della Croce.

Chiedo ai Direttori, al personale sanitario e ai cappellani dell’Ospedale Giglio di Cefalù e Madonna dell’Alto di Petralia Sottana di dare una carezza a tutti gli ammalati portando la tenerezza del Vescovo.

Esprimo gratitudine e riconoscenza a Mons. Vincenzo Manzella, che ha dedicato alla Diocesi Madonita gli anni fecondi della maturità episcopale e la comunità, riconoscente, ha festeggiato con gioia il compimento del 50° di sacerdozio e del 25° di episcopato.  Lo ringrazio per tutto il bene realizzato in questi nove anni e che raccoglierò come preziosa eredità.

Saluto e ringrazio il vescovo emerito Mons. Rosario Mazzola, preziosa memoria storica della Diocesi.

Saluto i miei confratelli Vescovi della Conferenza siciliana e in particolare  il Presidente Mons. Salvatore Gristina e il Metropolita di Palermo, Mons. Corrado Lorefice. Offro umilmente la mia collaborazione per una costruttiva azione collegiale per il bene delle nostre Chiese.

Un abbraccio forte a tutto il presbiterio e ai diaconi permanenti. La forza dell’azione pastorale di una diocesi dipende dalla piena comunione e leale collaborazione tra il vescovo, i presbiteri e i diaconi perché lo Spirito dà la vita nella comunione.

Saluto i consacrati e le consacrate e li invito a tenere sempre accesa la fiaccola del loro carisma perché la Chiesa, sposa di Cristo, risplenda della bellezza di tutti i doni dello Spirito.

Saluto i fedeli laici, con me, discepoli di Cristo, unico Maestro. Voi laici vi trovate in una situazione privilegiata per annunciare e testimoniare il vangelo di Gesù Cristo. Vivete contemporaneamente ad intra e ad extra della Chiesa, nel mondo; respirate il clima culturale e sociale in cui vivete, progettate, lavorate. In modo particolare attraverso voi laici, la Chiesa è in uscita.

Tra i laici vorrei incoraggiare i giovani e invitarli a vivere da protagonisti nella Chiesa. Fate della Chiesa la vostra casa!

Un Vescovo non è solo il pastore di una comunità ecclesiale, è soprattutto un successore degli Apostoli chiamato ad annunciare il Vangelo oltre i confini del recinto; è un cittadino che partecipa come tutti alla vita comune; è un seguace di Cristo che spinge il suo gregge ad offrire il fermento evangelico per la costruzione armonica  della città degli uomini.

Saluto i Sindaci e le amministrazioni locali delle Madonie, e li prego di porgere il mio saluto a tutti i cittadini dei loro Comuni.

Invoco su tutti la benedizione del Signore e vi affido al dolce sguardo materno di Maria SS. ma di Gibilmanna che, pellegrino, ho avuto modo di ammirare nell’estate del 2012.

La liturgia delle ore di oggi mi ha ispirato per trasformare in una preghiera rivolta a Maria un brano dell’omelia di San Giovanni Crisostomo:

 

Nostra Signora di Gibilmanna,

abbellisci la nostra Chiesa

di modestia e di umiltà

mediante la pratica della preghiera.

Rendi splendida la tua abitazione

con la luce della giustizia;

orna le sue pareti con le opere buone

come di una patina di oro puro

e al posto dei muri e delle pietre preziose

colloca la fede e la soprannaturale magnanimità,

ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio,

la preghiera a decoro di tutto il complesso.

Così prepari per il Signore una degna dimora,

così lo accogli in una splendida reggia.

Per la tua preghiera egli ci concederà di

trasformare le nostre anime

in tempio della sua presenza.

Amen.

 

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Indicazioni pastorali 2017-18
In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2017-2018

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



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I giovani sono un pezzo di chiesa che manca

Era l'8 dicembre 1965, giorno di chiusura del concilio Vaticano II: alla radio sentii i messaggi dei padri conciliari all'umanità e fui colpito da quello rivolto ai giovani. Lo sentii indirizzato anche a me, che avevo ventidue anni e vivevo quei giorni con speranza ed entusiasmo per il futuro della Chiesa. Quel messaggio pieno di fiducia metteva in risalto come la giovinezza abbia «la capacità di rallegrarsi per ciò che comincia, di donarsi gratuitamente, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Non solo erano riconosciute la forza e la bellezza dei giovani, ma la stessa Chiesa assumeva un nuovo atteggiamento nel suo stare nella storia e tra gli uomini e le donne del nostro tempo.
Quel messaggio ha conosciuto ricezione? Credo sia necessario distinguere due tempi successivi di ricezione e due categorie di destinatari. A cominciare da coloro che erano giovani nella stagione del Concilio. Mi pare che gran parte dei cattolici di quella generazione abbiano effettivamente recepito il mandato affidato loro dai padri conciliari e si siano sentiti investiti di una responsabilità. E abbiano anche colto le proprie potenzialità di giovani per mutare rotta, operare un "aggiornamento" e una conversione. E riformare la propria struttura di discepoli del Signore.
Ma poi c'è la ricezione del messaggio conciliare nello scorrere degli anni e nel mutare delle stagioni. E lì noi giovani di allora, forse, portiamo la responsabilità principale sulla qualità e l'efficacia della trasmissione di quel messaggio di speranza. Dobbiamo ammettere che, a oltre cinquant'anni di distanza, la vita della Chiesa registra un certo fallimento al riguardo. Nei decenni passati c'è stata un'attenzione alla cosiddetta "pastorale giovanile" mai così accentuata nella storia. Purtroppo, questa fatica non è stata sufficiente, anche perché si è continuato a pensare a un rapporto esteriore tra la Chiesa da un lato e i giovani dall'altro. Non basta ascoltare i giovani e definirli il "futuro della Chiesa" o le "sentinelle dell'avvenire". Occorre considerarli e sentirli non come una categoria teologica o come un'entità esterna, bensì come una componente della Chiesa di oggi, attori e protagonisti già ora. Occorre pensarli nel "noi" della Chiesa. E stare anche attenti quando, nel linguaggio comune, si usano locuzioni come "la Chiesa e i giovani", "la Chiesa parla ai giovani". Semmai, «i giovani sono un pezzo di Chiesa che manca», come dice don Armando Matteo.
Il documento preparatorio al Sinodo su I giovani, la fede e il discernimento vocazionale chiama i giovani a «essere protagonisti» e «capaci di creare nuove opportunità», indicando così a tutta la Chiesa vie di evangelizzazione e stili di vita nuovi. Solo un ascolto reciproco, un confronto, un dialogo tra tutte le componenti del popolo di Dio possono innescare un processo di "inclusività" delle nuove generazioni nella Chiesa. Questa la sfida del prossimo Sinodo, non a caso preparato, per volontà di Francesco, da incontri di giovani messi in condizione di prendere la parola e di sentirsi partecipi di quella "conversione" che il Papa chiede a tutta la Chiesa. Questo ascoltarli oggi, nel loro presente, è la condizione indispensabile per passare da una pastorale "per i giovani" a una pastorale "con i giovani".
Come ama ripetere Francesco, si tratta di «iniziare dei processi», non di fare conquiste, né di «far ritornare» i giovani alla Chiesa. O di misurare la riuscita sul numero delle risposte ottenute. È tramontato il tempo di chiamare a raduno i giovani e aspettare che siano loro a venire: occorre uscire, andare dove loro sono, dove abitano, combattendo ogni tentazione di avvicinamento unilaterale e massificato. I giovani hanno sete di incontri personali, di dialoghi faccia a faccia, soprattutto in un contesto sociale dominato dal virtuale. Essi domandano di essere "riconosciuti", ciascuno nella propria individualità, ciascuno lungo il proprio cammino di ricerca di senso e di pienezza di vita. L'incontro personale è oggi decisivo per l'avventura dei giovani, i quali sentono lontani genitori, insegnanti, educatori.
Tutti constatiamo una difficoltà nell'incontro umano con l'altro, ma i giovani ne sentono urgentemente il bisogno, anche per non essere tentati dalla fuga da sé stessi. Il "complesso di Telemaco", individuato da Massimo Recalcati come chiave di interpretazione della condizione giovanile, dovrebbe essere un monito sulla necessità di accompagnare i giovani non in modo paternalistico ma camminando con loro, con la sapienza della vita già vissuta, senza imporre, ma semplicemente proponendo, grazie al discernimento che nasce dall'ascolto nei loro confronti. Ecco perché in questa forma di pastorale, oltre alla cultura dell'incontro deve emergere anche quella della gratuità. Ricordando che «la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione» (EG 14), occorre vivere ogni atteggiamento di evangelizzazione sotto il segno della gratuità, senza l'ansia di risultati misurabili in termini di aumento del numero dei giovani coinvolti, delle vocazioni suscitate o dei servizi assunti.
L'incontro che si deve favorire è quello umanissimo nel quale sia gratuitamente possibile entrare in relazione con Gesù attraverso la fede e la testimonianza dell'evangelizzatore. Non dunque l'incontro con una dottrina, tanto meno con una grande idea o con una morale, ma con una realtà viva che intrighi, che sia portatrice di senso e promessa di vita piena. La gratuità è uno dei valori più sentiti e vissuti dai giovani: se questa non appare, i giovani diffidano. Incontro, gratuità, camminare insieme restano urgenze assolute in un nuovo paradigma di evangelizzazione nella società odierna. Ma cosa cercano i giovani? Pur in una situazione di incertezza, a livello economico, sociale, culturale familiare, i giovani cercano una vita sensata, che io amo definire una vita buona, bella e beata. Questa ricerca, sovente confusa, a volte appare paralizzata da paure e inibizioni, ma è presente nel loro cuore. È vero che la maggior parte dei giovani non vive il bisogno di Dio, ma nel loro perseguire una vita sensata, un'esistenza degna e compiuta, sono insite molte possibilità di scoprire come la fede cristiana, la persona di Gesù e il suo Vangelo siano non in contraddizione con tale desiderio, bensì un aiuto e una promessa di pienezza.
La mia esperienza di ascolto, incontro e cammino con tanti giovani mi convince, sempre di più, che quando approdano a conoscere Gesù ne restano affascinati e toccati. La vita di Gesù come vita buona, nella quale egli "ha fatto il bene", cioè ha scelto l'amore, la vicinanza, la relazione mai escludente, la cura dell'altro e soprattutto dei bisognosi, è vita non solo esemplare ma capace di affascinare e di rivelare la possibilità di una "bontà" che si vorrebbe ispiratrice per la propria vita. Ma vi è anche un'attrazione nei confronti della vita bella vissuta da Gesù: il suo non essere mai isolato, il suo vivere in una comunità, in una rete di affetti, il suo vivere l'amicizia, il suo rapporto con la natura... restano molto eloquenti. Infine, vi è grande interesse per la sua vita beata, non nel senso di esente da fatiche, crisi e contraddizioni, ma beata in quanto Gesù aveva una ragione per cui valeva la pena spendere e dare la vita, fino alla morte: questa la sua gioia, la sua beatitudine.

(Enzo Bianchi - Vita Pastorale - Aprile 2018)

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