Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. [V Domenica del T.O. (II Lettura 1 Cor 15,9+)]

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50 anni fa, il 7 marzo 1965, Paolo VI si recava nella parrocchia romana di Ognissanti per celebrare per la prima volta la Messa in italiano e con l’altare rivolto verso i fedeli, secondo le norme liturgiche stabilite dal Concilio Vaticano II.
Per commemorare l’anniversario, il Papa presiede alle 18.00 una celebrazione eucaristica nella stessa chiesa


Libri da segnalare


In edicola " la necessità urgente di parlare"
Carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti


Il carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti si snoda per oltre quarant’anni – dai primi anni ’50 a metà degli anni ’90 del Novecento – e testimonia l’evolversi del rapporto tra l’inquieto e profondo sacerdote pisano e uno dei protagonisti più originali della vita politica, istituzionale e religiosa del Novecento italiano. Dalle lettere emergono i problemi che attraversano le loro vite, la storia del paese e le vicende della Chiesa italiana: domande sull’autenticità e sulla fedeltà alle proprie scelte, sulle difficoltà di relazione con la Chiesa degli anni ’50, sui possibili modi di essere cristiani nel tempo e nella storia, sui profondi bisogni di rinnovamento e di riforma ecclesiale. Spesso il discorso si allarga alla ricca trama di contatti e avvenimenti in cui si inserisce il loro rapporto: la vita politica nazionale da cui Dossetti è uscito, lasciando una complessa e discussa eredità; la vivacissima Firenze degli anni ’50 e ’60, con Giorgio La Pira e molti altri; la vita locale, politica ed ecclesiale di Bologna. Anche i grandi fatti della storia internazionale sono presenti: la guerra del Vietnam, la tensione tra i due blocchi, occidentale e sovietico, le questioni mediorientali e il conflitto israelo-palestinese. Le lettere rappresentano così il racconto di due vite, attraverso cui rileggere alcune delle questioni cruciali della fede cristiana e della società italiana del secolo scorso. Questioni che, a ben vedere, giungono fino ai nostri giorni.

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Comunicato Stampa


I comunicati stampa precedenti si possono trovare nel sottomenu " Comunicati Stampa" del Menu "Vescovo"

Ritiri Mensili del Clero

16 Ottobre 2014
S. Guglielmo


Icone biblica delle Indicazioni pastorali 2014-20155 a cura di mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani.

Nel pomeriggio: Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis La fraternità presbiterale (Scheda 1).
Modera: Mons. Domenico Sideli


Chiamati: Mc 1,14-20; Evangelii gaudium 264-265


20 Novembre 2014
S. Guglielmo

Andando un poco oltre, li vide e li chiamò (Cfr. Mc 1,19-20)
a cura di don Salvatore Panzarella

Nel pomeriggio
Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Rapporto Vescovo -Presbiteri (Scheda 2).
Modera: Mons. Sebastiano Scelsi



11 Dicembre 2014
Seminario vescovile

Seguitemi (Mc 1,17)
"La testimonianza di mons. Damiano Barcellona, maestro perché discepolo."
a cura di mons. Paolo Iovino



Dicembre 2014
Seminario vescovile

Assemblea di clero
Consacrati: Mc l , 35-39; Evangelii gaudium 266


8 Gennaio 2015
S. Guglielmo

Tutti ti cercano (Mc 1,37)
L'esperienza di padre Placido Rivilli, OFM Fondatore del Movimento Presenza del Vangelo.
a cura di padre Salvatore Vacca, OFCapp

Nel pomeriggio Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Presbiteri e laici (Scheda 4).
Modera: Dott.ssa Paola Geraci



12 Febbraio 2015
S. Guglielmo

Andiamocene altrove per predicare anche là (Mc 1,38).
a cura di Mons. Salvatore Genchi, Vicario Generale della Diocesi di Catania

Nel pomeriggio Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Presbitero e Presbiterio (Scheda 3).
A cura dei giovani preti Inviati: Mc 6, 6b-13; Evangelii gaudium 267



12 Marzo 2015
S. Guglielmo

Incominciò a inviarli (Mc 6,7)
a cura di don Nello Dell'Agli, presbitero della "Fraternità di Nazareth"



Marzo 2015 -
Seminario Vescovile

Assemblea di clero:
Il diaconato nella nostra Chiesa a 1O anni dalla ordinazione dei primi diaconi



9 Aprile 2015
S. Guglielmo

Essi partirono predicando che si convertissero (Mc 6,12).

Il ministero missionario del beato Pino Puglisi, presbitero e martire.
A cura di don Massimo Naro, presbitero della Diocesi di Caltanissetta

Nel pomeriggio
Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis I munera presbiterali (Scheda 5).
Modera: Mons. Giuseppe Vacca



26 maggio 2015 -
Giornata mariana sacerdotale regionale

“Poesie” in evidenza



Se tu volessi, Signore..

Se tu volessi, Signore,
potresti voltarmi come il tuo girasole,
chiamarmi in te come la cascata
chiamata dall' abisso.
Ma tu resti, invisibile e muto,
a soffrire la nostra somiglianza
divisa appena (e troppo) da una fragile parete
che fa intuire altro suono, altra luce
ma non li fa godere.

(Renzo Barsacchi)
Marinaio di Dio cit., p. 32)

La chiesa nei primi secoli

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Quando un essere umano viene compreso La benevolenza costruisce in voi
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Quando un essere umano viene compreso Laviolenza che è in ognuno
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Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, a " Che tempo che fa" - Intervista " particolare" a Mons. Bettazzi sul concilio Vaticano II
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Hans Küng a " Che tempo che fa" YouTube YouTube

Recensione Film

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«Il Piccolo Principe» è il capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry pubblicato 70 anni fa ed è uno dei libri più letti nel mondo.

Dopo la Bibbia, ha il secondo posto in classifica insieme a Pinocchio di Collodi.

È stato tradotto in 220 lingue e perfino in alcuni dialetti. In Italia è costantemente presente nelle classifiche dei libri più venduti.

Narra, in prima persona, “l’ incontro tra l’ autore ed il Piccolo Principe”.

Sei anni prima il pilota- geografo Antoine ebbe un incidente col suo aereo mentre sorvolava il Sahara. Al risveglio della prima nottata nel deserto, una vocina incominciò ad infastidirlo, subito si alzò di scatto per vedere chi fosse e vide un bambino. In alcuni giorni riuscì a capire che lui si faceva chiamare il Piccolo Principe e che veniva da un piccolo pianeta chiamato : Asteroide B 612.

Ben presto, quando i due presero più confidenza, il Piccolo Principe iniziò, anche, a raccontare ad Antoine il suo viaggio sino alla terra.

Lui non aveva una meta precisa, e voleva viaggiare. Per iniziare il suo viaggio, approdò su un altro piccolo pianeta dove stava un re, un re che diceva di comandare su tutto e su tutti, ma era tanto triste e solo;

sul secondo pianeta incontrò un vanitoso che cominciò a domandargli quanto per lui fosse bello quell’ uomo, ma il piccolo principe non capendo cosa se ne sarebbe fatto quell’ uomo delle sue lusinghe , se ne andò altrove;

nel terzo pianeta trovò un ubriaco a cui chiese cosa stesse facendo, e lui quindi rispose che stava bevendo alcolici per dimenticare la sua vergogna, così se ne andò via subito;

il quarto pianeta era abitato da un uomo d’ affari che contava le stelle per diventare ricco e comprare altre stelle;

sul quinto pianeta v’ era spazio solo per un lampione e l’ uomo che lo accendeva e lo spegneva ogni minuto; Sull’ ultimo pianeta visitato dal Piccolo Principe prima di arrivare sulla terra, trovò un geografo che aspettava gli avventurieri per disegnare sempre nuove carte geografiche.

Nei giorni seguenti il Piccolo Principe cominciò ad essere molto triste e un giorno…l’incontro con la volpe …

Dietro le storie di queste persone si nascondono i vizi e le virtù di ogni uomo e il passo successivo che si deve compiere per migliorarsi e stare in armonia con gli altri e con se stessi.

Quello che traspare dal libro “Il piccolo principe”, che ha segnato generazioni con il suo significato tangibile, è come gli uomini crescendo riescano a perdere il candore e il contatto con le cose importanti, non cogliendo più il senso di ciò che possiedono, che vivono e provano.

Tanti i tentivi di nettere in scena il libro ma quello di Mark Osborne è un grande sforzo di incredibile ardire poetico.

Nel film molte le libertà ma con l’obiettivo di “salvaguardare la storia originale, sia per quelli che l’avevano amato che per quelli che ancora non la conoscevano, costruendo intorno una storia più grande …”.

La storia più grande è quella di una bambina senza nome (se lui è The little Prince, lei è The little girl) nella difficile fase di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, sta per compiere nove anni e ha già pronto il suo regalo, un microscopio per migliorare in biologia come le annuncia la mamma settimane prima del compleanno. E’ questa mamma single ad aver pianificato tutta la sua esistenza: la sta preparando ad una vita di impegno e sacrificio per entrare nel mondo degli adulti.

L’incontro tra la ragazzina e l’aviatore, un ipotetico Saint-Exupery ormai invecchiato, ispirato allo scrittore che nella realtà è scomparso a 44 anni scompaginerà i suoi piani. E quell’aeroplanino fatto con un foglio strappato su cui è tratteggiata l’iconica immagine del Piccolo Principe, quella creata dallo stesso autore, e che dalla prima edizione del ’43 ha sempre accompagnato la pubblicazione del romanzo, permetterà alla piccola protagonista di partire per un viaggio straordinario.

Il Film , presentato a Cannes fuori concorso, arriverà in sala il prossimo Natale.

Cliccando sulla immagine dell'inizio è possibile aprire il trailer video

Di seguito una delle clip di un esperimento di Teatro-musica realizzato oltre 10 anni nel tentativo di mettere in scena il libro più bello e più letto dopo la Bibbia. www.chiesadicefalu.it

Des Hommes et des Dieux ,
premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria,è un film dove emerge la pluralità, non si fa leva su un unico credo. Lo spettatore viene portato dentro gli animi di chi vive la propria religiosità senza confini, accogliendo e amando il prossimo, senza differenze.

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Xavier Beauvois porta sul grande schermo la strage di sette monaci cistercensi di Thibirine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996; ancora oggi non è stata fatta completa luce sulla vicenda: all’inizio l’eccidio fu rivendicato dalla Al-Jama’ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mirava a rovesciare il governo, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l’ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell’esercito algerino, nel quadro di una strategia della tensione o di un “errore”.
Di fronte allo scorrere delle immagini, e della vicenda, ragioniamo su cosa significa credere in un Dio, su cosa significa essere religiosi, su cosa vuol dire mettere la propria vita al servizio del prossimo, mossi da una vocazione; vocazione che sembra vacillare di fronte alle crudeltà della vita, ma che allo stesso tempo riporta sui giusti binari, spinge al pensiero; è solo dopo matura riflessione che si decide di continuare a camminare verso un’unica direzione. Si decide di andare avanti, di incontrare l’altro, l’apparentemente diverso, e di morire. Ci troviamo di fronte a una visione critica della spiritualità. Perché si tratta più di spiritualità che di Dio nel nel film di Beauvois; spiritualità che porta a fare delle scelte solo apparentemente incoscienti, spiritualità che porta ad essere pluralisti. Spiritualità che porta anche a morire, a morire per incontrare l’altro, in un paradosso etico. Immensamente morale. Ma qui si parla non di finta moralità, bensì di qualcosa di ben più elevato: si parla di connubio, di unione, di andare con l’altro, anche se diverso, uguale e fratello, anche nella morte, anche se ci porta al martirio. A morire è l’umanità, e allora la morte assume un carattere sacro. Torna l’ultima cena (la scena dei monaci riuniti attorno al tavolo con la colonna sonora della Morte del Cigno, tratta da Il lago dei Cigni di Cajkovskij, è davvero toccante) e tutto si fa unico: i monaci, il monastero, il villaggio, i soldati. Tutto si unisce, in un finale tragico quanto straordinario.
( di seguito il PPT con le foto originale dei martiri )
Nelle diapositive Sono stati associati, ai “sette dormienti di Efeso”, martiri cristiani murati in una grotta e che sarebbero risuscitati circa due secoli dopo. Quello che è interessante è che sono venerati sia dai cristiani che dai musulmani (ne parla il Corano).

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Il rosso e il Blu
Il tirante che trascina il film nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall’apatia. In questa lotta per la sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a vote ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti

Non ci si improvvisa confessori – Corso di formazione per i presbiteri sul sacramento della riconciliazione

ricTante persone si stanno riavvicinando al sacramento della Riconciliazione e tra questi molti giovani, che in tale esperienza ritrovano spesso il cammino per ritornare al Signore, per vivere un momento di intensa preghiera e riscoprire il senso della propria vita.

Poniamo di nuovo al centro con convinzione il sacramento della Riconciliazione, perché permette di toccare con mano la grandezza della misericordia.   Sarà per ogni penitente fonte di vera pace interiore.

Non mi stancherò mai di insistere perché i confessori siano un vero segno della misericordia del Padre.

Mons. Salvatore Gristina nuovo Presidente della conferenza episcopale siciliana e il nostro vescovo Vincenzo Vice Presidente

Pro Conf rI vescovi di Sicilia, riuniti per i lavori della sessione invernale, hanno eletto il nuovo Presidente della Conferenza Episcopale Siciliana nella persona dell’arcivescovo di Catania, mons. Salvatore Gristina, già Vice Presidente della stessa.

Il nostro Vescovo, Mons. Vincenzo Manzella, è stato eletto alla carica di Vice Presidente.

01 Febbraio 2106: Giubileo della vita consacrata

Pro vita rAi Presbiteri, ai Diaconi ai Religiosi e alle Religiose, al popolo Santo di Dio

Carissimi. l’anno passato è stato caratterizzato per volontà del santo Padre Papa Francesco, a 50 anni della pubblicazione del Decreto conciliare Perfectae caritatis e della chiusura del Concilio Vaticano II, come anno della Vita consacrata.

21 Gennaio 2016: consacrazione di Rosanna Messineo a “Sposa di Cristo” secondo il rito dell’Ordo Virginum

ordo ridCome già anticipato nel Post del 22 Agosto 2015 il nostro Vescovo rendeva noto  il ripristino nella nostra Diocesi di Cefalù dell’Ordo Virginum.

La verginità consacrata, nella pluralità delle sue forme, è stata una grazia di santificazione per molte donne fin dagli inizi della Chiesa e un segno del primato del Regno di Dio per la Chiesa e per il mondo.

La Chiesa primitiva, infatti, tra gli ordini che ne costituivano la struttura, ha visto rifulgere diversi ordini femminili, tra cui quello delle Vergini, prima ancora di dar vita agli ordini religiosi; e se gli ordini maschili si sono conservati, quelli femminili, nel tempo, sono scomparsi.

Incontro per gli operatori pastorali

Pro Inc Past rid            Carissimi, siamo ancora pieni di stupore e di gratitudine verso il Signore, per l’immensa gioia provata il 13 dicembre scorso, quando il nostro Pastore, Mons. Vescovo, ha aperto la Porta Santa della Misericordia, nella nostra Basilica Cattedrale.

            All’apertura della stessa, Cristo Pantocratore, luce del mondo, ha inondato tutti noi del suo sguardo misericordioso e compassionevole.

            Con questa lettera vogliamo ricordare il primo appuntamento formativo che vivremo lunedì prossimo, 4 gennaio 2016 presso la Parrocchia S. Francesco di Cefalù.

Omelia del nostro Vescovo Vincenzo per l’Apertura della Porta Santa nel Giubileo straordinario della misericordia.

Vesc manzella Apre porta Santa rIl mio affettuoso saluto a voi tutti qui convenuti in questa III Domenica di Avvento per dare inizio al Giubileo Straordinario della Misericordia nella nostra Diocesi.

Saremmo stati ben lieti di avere con noi gli eccellentissimi Vescovi emeriti, Mons. Rosario Mazzola e Mons. Francesco Sgalambro, ma impediti li riteniamo spiritualmente presenti.

Saluto voi carissimi presbiteri, religiosi, religiose, diaconi, operatori pastorali, associazioni di volontariato, popolo santo di Dio e vi ringrazio per la vostra presenza così significativa.

Don Corrado Lorefice Nuovo Arvivescovo della Chiesa che è in Palermo: ” … Voglio stare in mezzo a voi, nella semplicità, nel servizio affettuoso”

www.chiesadicefalu.itGrande folla in una clima di festa semplice e autentica intrisa di canti, striscioni, volti pieni di gioia e speranza per l’ingresso a Palermo del suo nuovo Pastore Don Corrado che arriva in grande sobrietà con la sua vecchia Ford.

   Nel suo primo discorso in piazza Pretoria ,   proclamando il suo sentirsi palermitano , un anticipo in brevi ma importanti messaggi che caratterizzeranno il suo essere Pastore, “Porta”, della gente della Chiesa che è in Palermo

Sussidio liturgico-pastorale per il tempo di Avvento-Natale 2015

X Sussidio Liturgico rE’ già on line il Sussidio liturgico-pastorale per il tempo di Avvento-Natale 2015 promosso da alcuni Uffici della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Il Sussidio, dal titolo Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nella misericordia (cf. 1 Ts 3,12) propone per ogni domenica e festività riflessioni bibliche, indicazioni liturgiche, suggerimenti per l’animazione musicale e orientamenti catechistici.

Che cos’è l’uomo perché te ne curi? – Ritiro d’Avvento per Giovani e Famiglie

Pro Avvento ridCarissimi,

nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Cristo, rivelandoci il mistero del Padre e del suo amore ha svelato pienamente l’uomo a se stesso e gli ha manifestato la sua altissima vocazione: “Egli è l’immagine dell’invisibile Iddio (Col 1, 15) , è l’uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato” (GS 22).

Sabato 14 Novembre: appuntamento per quanti hanno vissuto o stanno vivendo “un’esperienza matrimoniale infelice

Crisi FamigliaAi Rev. mi Parroci  – Ai Rev. mi Presbiteri e Diaconi

Ai Religiosi e Religiose –Ai Responsabili dei Gruppi Famiglia

Carissimi,

il Sinodo sulla Famiglia, conclusosi lo scorso 24 ottobre, a più riprese e in diversi modi ci ha invitato a farci prossimi dei fratelli e delle sorelle che si trovano in situazioni particolari dopo il fallimento del loro matrimonio, al fine di farli sentire parte viva, anche se ferita, della Chiesa di Cristo.

Articoli in evidenza

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Indicazioni pastorali 2015-2016

In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2016

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



Salmodie

Click sull’icona per aprire o scaricare la musica della salmodia della S. Messa delle domeniche e festività

Encliclica “Laudato sì”

Eventi

Prima giornata diocesana per l'identità dei beni culturali ecclesiali

( Click sulla locandina in scorrimento per ingrandire)



Programmazione pastorale

PROGRAMMAZIONE PER L’ANNO PASTORALE 2014-2015



( Cliccando sulle locandina è possibile aprire il calendario con i temi dei vari appuntamenti)



Concerti nelle chiese

Reverendissimi Confratelli, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, come e noto, in data 5 novembre 1987 ha emanato un documento, "Concerti nelle Chiese", attraverso cui offriva a tutta la Chiesa alcune riflessioni circa la musica sacra, la musica religiosa, la consuetudine di ospitare concerti nei luoghi di culto, gli strumenti musicali... riflessioni corredate da una serie di disposizioni pratiche generali con l'invito alle singole Diocesi o Regioni Ecclesiastiche a calarle nel loro contesto con la redazione di un regolamento ad hoc.

Click sull'icona che segue per aprire o scaricare il regolamento in formato PDF

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Il senso della memoria

Ricordati di non scordare”, cantava Battisti a inizi anni settanta. E la pubblicità del film “Memento” gli faceva eco trent’anni dopo: “Ricordati di non dimenticare!”. Frasi paradossali, ma che ben rendono l’idea del significato e dell’importanza della “Giornata della memoria”. L’uno dopo l’altro scompaiono i testimoni-vittime della tragedia della shoah: figli, parenti, amici raccolgono le ultime briciole di racconto di un vissuto impossibile da narrare e da essere accolto come credibile; libri, monumenti, pellicole cercano di fissare una verità che vorremmo tutti rimuovere. E intanto, a furia di rimuovere e di schedare, perdiamo la nostra facoltà di memoria: “Archiviare significa dimenticare”, ammonisce Enzensberger.

Allora il senso e la portata della giornata della memoria va rinnovata ogni anno, non solo e non tanto per trasmettere il testimone alle nuove generazioni, ma prima ancora come terapia per una società malata di amnesia, una società afflitta da Alzheimer collettivo, in preda all’incapacità di conservare memoria di ciò che è stato e, quindi, di discernere ciò che accade e di intuire ciò che avverrà. A livello culturale le nostre difese immunologiche non sanno più come far tesoro, né individualmente né collettivamente, di quelle che chiamavamo le “lezioni della storia”: il linguaggio stesso è superato. Così, per esempio, un paese che per oltre un secolo ha visto decine di milioni di suoi cittadini emigrare nei cinque continenti alla ricerca di un lavoro e di una vita degna di questo nome, nello spazio di un paio di generazioni si ritrova a percepire l’immigrazione come un morbo da combattere e i migranti come minacce capaci di destare le più irrazionali paure.
Il teologo tedesco Johannes Baptist Metz, tra i primi e i più acuti nel ripensare la teologia cristiana “dopo Auschwitz”, constatava con tristezza l’affermarsi di un uomo “completamente insensibile al tempo, un uomo come macchina dolcemente funzionante, come intelligenza computerizzata che non ha bisogno di ricordare perché non è minacciata da alcuna dimenticanza, come intelligenza digitale senza storia e senza passione”. Non basta infatti che un fatto sia accaduto perché diventi patrimonio acquisito, individuale e collettivo: è la memoria che compie questa metamorfosi, che coglie, rilegge e interpreta il passato affinché non piombi nel baratro dell’oblio e l’onda del non senso ci sommerga.

Non so quanto siamo consapevoli che si registra un raffreddamento di convinzioni verso ogni forma di “commemorazione”: chi ricorda appare a molti una persona paralizzate sul suo passato che non ha saputo rottamare. Così anche questa giornata odierna rischia di essere ascritta tra le cose che si devono fare ma senza abitarle, senza cioè che ci interpellino in profondità, senza che suscitino in ciascuno di noi responsabilità. Per la mia generazione, andare a visitare i campi di sterminio in gennaio – come feci recandomi con la scuola a Dachau a diciassette anni – era una scoperta che scuoteva fino alle fondamenta la nostra umanità. Oggi rischia di essere un’esperienza tra tante, abituati come siamo alla “conoscenza” delle notizie e degli orrori perpetrati nel mondo intero. In verità, se non ci si ricorda ciò che avvenne nell’epifania del male che colpì gli ebrei, non si è più capaci nemmeno di provare orrore per ciò che può di nuovo accadere.

Ma bisogna anche vigilare per non trasformare il “dovere” della memoria in un’ossessione paralizzante: ricordare le offese e i torti subiti – come persona, come gruppo sociale, etnico o religioso, oppure come membro dell’unica umanità condivisa – non deve servire a riattizzarli, ad alimentare sentimenti di vendetta uguale e contraria, a ridare loro vitalità. Al contrario, la memoria del male serve a farcelo assumere come atto nelle possibilità di ogni essere umano – e quindi anche di me stesso – e a considerarlo vincibile solo attraverso un preciso, ostinato, intelligente lavoro quotidiano fatto di pensieri e azioni radicalmente “altri”. È questo innanzitutto il compito dell’indispensabile “purificazione della memoria”: non un cinico cancellare i misfatti, non una oltraggiosa equiparazione di vittime e carnefici, ma la faticosa accettazione che l’interrogativo postoci emblematicamente da Primo Levi – “se questo è un uomo” – contiene in sé l’ancor più tragica costatazione che “questo è stato fatto da un uomo”.

A quelli che continuano a ripetere “Dov’era Dio?” – e oggi lo fanno senza aver patito nulla, per semplice vezzo letterario – io chiedo di porsi una domanda ancor più seria: “Dov’era l’uomo?”. Sì, dov’era l’umanità? Perché ha taciuto quando sapeva? Perché è stata testimone e per anni ha attenuato o cercato di nascondere quanto accaduto? La memoria è essenziale all’umanizzazione: dove regna la dimenticanza, regna la barbarie.

La memoria diventa allora il luogo dell’indispensabile discernimento, l’esercizio in cui il passato, anche se amaro, diventa nutrimento per il futuro. Discernimento ancor più cogente in un tempo come il nostro in cui si assiste all’incepparsi stesso della trasmissione – non solo di valori, ma degli eventi che tali valori hanno suscitato – all’enfasi posta sull’oggi o su un futuro concepito dagli uni come irraggiungibile miraggio e dagli altri come l’ossessivo aggrapparsi all’attimo presente. Ci si scorda delle radici, si rimuove il travaglio del passato, si rottama l’oscuro lavorio di generazioni o il tragico annientamento di popoli e così ci si priva del fondamentale strumento per discernere ciò che dell’oggi merita di avere un futuro. La memoria infatti non è la meccanica riesumazione di un evento passato che in esso ci rinchiude: al contrario, quando facciamo memoria noi richiamiamo l’evento accaduto ieri, lo invochiamo nel suo permanere oggi, lo sentiamo portatore di senso per il domani. In questa accezione la memoria apre al futuro e nel contempo attesta una fedeltà a eventi e verità, a un intrecciarsi di vicende che assume lo spessore di “storia”. Se fare memoria è questo operare un discernimento sul già avvenuto per alimentare l’attesa del non ancora realizzato, possiamo a ragione far nostre le parole intelligenti e sorprendenti del filosofo ebreo francese Marc-Alain Ouaknin, che così parafrasa il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre, cioè: Ricordati del tuo futuro!”.

(Enzo Bianchi - La Stampa 27 gennaio 2016)

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