Signore, tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore [XII Domenica del T.O. ( Colletta)]

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EVENTI

Carissimi, come da calendario diocesano, vi ricordiamo l’incontro di sabato 4 giugno nella parrocchia S. Maria Maddalena ad Alimena alle ore 16.00. In questo incontro ascolteremo:

1. Don Matteo Castiglione “Assistere gli ammalati”;

2. Don Francesco Lo Bianco: “Perdonare le offese”.

Sicuri di ritrovarci numerosi e in gioiosa fraternità, un caloroso abbraccio nel Signore Gesù nostro cibo e nostra bevanda.

Cefalù, 27 maggio 2016

Per gli Uffici
Don Francesco Lo Bianco
Don Domenico Messina
Don Pietro Piraino
Don Salvatore Panzarella
Don Calogero Falcone
Don Franco Mogavero

Amoris Laetitia



L' esortazione apostolica post sinodale amoris laetitia del santo padre francesco ai vescovi ai presbiteri e ai diaconi alle persone consacrate agli sposi cristiani e a tutti i fedeli laici sull’ amore nella famiglia.

Per l'ufficio diocesano per la pastorale della famiglia Maria e Martin Milone Don Domenico Sausa


Click sull'immagine per aprire l'esortazione

Libri da segnalare


In edicola " la necessità urgente di parlare"
Carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti


Il carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti si snoda per oltre quarant’anni – dai primi anni ’50 a metà degli anni ’90 del Novecento – e testimonia l’evolversi del rapporto tra l’inquieto e profondo sacerdote pisano e uno dei protagonisti più originali della vita politica, istituzionale e religiosa del Novecento italiano. Dalle lettere emergono i problemi che attraversano le loro vite, la storia del paese e le vicende della Chiesa italiana: domande sull’autenticità e sulla fedeltà alle proprie scelte, sulle difficoltà di relazione con la Chiesa degli anni ’50, sui possibili modi di essere cristiani nel tempo e nella storia, sui profondi bisogni di rinnovamento e di riforma ecclesiale. Spesso il discorso si allarga alla ricca trama di contatti e avvenimenti in cui si inserisce il loro rapporto: la vita politica nazionale da cui Dossetti è uscito, lasciando una complessa e discussa eredità; la vivacissima Firenze degli anni ’50 e ’60, con Giorgio La Pira e molti altri; la vita locale, politica ed ecclesiale di Bologna. Anche i grandi fatti della storia internazionale sono presenti: la guerra del Vietnam, la tensione tra i due blocchi, occidentale e sovietico, le questioni mediorientali e il conflitto israelo-palestinese. Le lettere rappresentano così il racconto di due vite, attraverso cui rileggere alcune delle questioni cruciali della fede cristiana e della società italiana del secolo scorso. Questioni che, a ben vedere, giungono fino ai nostri giorni.

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Comunicato Stampa


I comunicati stampa precedenti si possono trovare nel sottomenu " Comunicati Stampa" del Menu "Vescovo"

“Poesie” in evidenza



Se tu volessi, Signore..

Se tu volessi, Signore,
potresti voltarmi come il tuo girasole,
chiamarmi in te come la cascata
chiamata dall' abisso.
Ma tu resti, invisibile e muto,
a soffrire la nostra somiglianza
divisa appena (e troppo) da una fragile parete
che fa intuire altro suono, altra luce
ma non li fa godere.

(Renzo Barsacchi)
Marinaio di Dio cit., p. 32)

La chiesa nei primi secoli

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Recensione Film

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«Il Piccolo Principe» è il capolavoro dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry pubblicato 70 anni fa ed è uno dei libri più letti nel mondo.

Dopo la Bibbia, ha il secondo posto in classifica insieme a Pinocchio di Collodi.

È stato tradotto in 220 lingue e perfino in alcuni dialetti. In Italia è costantemente presente nelle classifiche dei libri più venduti.

Narra, in prima persona, “l’ incontro tra l’ autore ed il Piccolo Principe”.

Sei anni prima il pilota- geografo Antoine ebbe un incidente col suo aereo mentre sorvolava il Sahara. Al risveglio della prima nottata nel deserto, una vocina incominciò ad infastidirlo, subito si alzò di scatto per vedere chi fosse e vide un bambino. In alcuni giorni riuscì a capire che lui si faceva chiamare il Piccolo Principe e che veniva da un piccolo pianeta chiamato : Asteroide B 612.

Ben presto, quando i due presero più confidenza, il Piccolo Principe iniziò, anche, a raccontare ad Antoine il suo viaggio sino alla terra.

Lui non aveva una meta precisa, e voleva viaggiare. Per iniziare il suo viaggio, approdò su un altro piccolo pianeta dove stava un re, un re che diceva di comandare su tutto e su tutti, ma era tanto triste e solo;

sul secondo pianeta incontrò un vanitoso che cominciò a domandargli quanto per lui fosse bello quell’ uomo, ma il piccolo principe non capendo cosa se ne sarebbe fatto quell’ uomo delle sue lusinghe , se ne andò altrove;

nel terzo pianeta trovò un ubriaco a cui chiese cosa stesse facendo, e lui quindi rispose che stava bevendo alcolici per dimenticare la sua vergogna, così se ne andò via subito;

il quarto pianeta era abitato da un uomo d’ affari che contava le stelle per diventare ricco e comprare altre stelle;

sul quinto pianeta v’ era spazio solo per un lampione e l’ uomo che lo accendeva e lo spegneva ogni minuto; Sull’ ultimo pianeta visitato dal Piccolo Principe prima di arrivare sulla terra, trovò un geografo che aspettava gli avventurieri per disegnare sempre nuove carte geografiche.

Nei giorni seguenti il Piccolo Principe cominciò ad essere molto triste e un giorno…l’incontro con la volpe …

Dietro le storie di queste persone si nascondono i vizi e le virtù di ogni uomo e il passo successivo che si deve compiere per migliorarsi e stare in armonia con gli altri e con se stessi.

Quello che traspare dal libro “Il piccolo principe”, che ha segnato generazioni con il suo significato tangibile, è come gli uomini crescendo riescano a perdere il candore e il contatto con le cose importanti, non cogliendo più il senso di ciò che possiedono, che vivono e provano.

Tanti i tentivi di nettere in scena il libro ma quello di Mark Osborne è un grande sforzo di incredibile ardire poetico.

Nel film molte le libertà ma con l’obiettivo di “salvaguardare la storia originale, sia per quelli che l’avevano amato che per quelli che ancora non la conoscevano, costruendo intorno una storia più grande …”.

La storia più grande è quella di una bambina senza nome (se lui è The little Prince, lei è The little girl) nella difficile fase di passaggio tra l’infanzia e l’adolescenza, sta per compiere nove anni e ha già pronto il suo regalo, un microscopio per migliorare in biologia come le annuncia la mamma settimane prima del compleanno. E’ questa mamma single ad aver pianificato tutta la sua esistenza: la sta preparando ad una vita di impegno e sacrificio per entrare nel mondo degli adulti.

L’incontro tra la ragazzina e l’aviatore, un ipotetico Saint-Exupery ormai invecchiato, ispirato allo scrittore che nella realtà è scomparso a 44 anni scompaginerà i suoi piani. E quell’aeroplanino fatto con un foglio strappato su cui è tratteggiata l’iconica immagine del Piccolo Principe, quella creata dallo stesso autore, e che dalla prima edizione del ’43 ha sempre accompagnato la pubblicazione del romanzo, permetterà alla piccola protagonista di partire per un viaggio straordinario.

Il Film , presentato a Cannes fuori concorso, arriverà in sala il prossimo Natale.

Cliccando sulla immagine dell'inizio è possibile aprire il trailer video

Di seguito una delle clip di un esperimento di Teatro-musica realizzato oltre 10 anni nel tentativo di mettere in scena il libro più bello e più letto dopo la Bibbia. www.chiesadicefalu.it

Des Hommes et des Dieux ,
premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria,è un film dove emerge la pluralità, non si fa leva su un unico credo. Lo spettatore viene portato dentro gli animi di chi vive la propria religiosità senza confini, accogliendo e amando il prossimo, senza differenze.

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Xavier Beauvois porta sul grande schermo la strage di sette monaci cistercensi di Thibirine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996; ancora oggi non è stata fatta completa luce sulla vicenda: all’inizio l’eccidio fu rivendicato dalla Al-Jama’ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mirava a rovesciare il governo, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l’ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell’esercito algerino, nel quadro di una strategia della tensione o di un “errore”.
Di fronte allo scorrere delle immagini, e della vicenda, ragioniamo su cosa significa credere in un Dio, su cosa significa essere religiosi, su cosa vuol dire mettere la propria vita al servizio del prossimo, mossi da una vocazione; vocazione che sembra vacillare di fronte alle crudeltà della vita, ma che allo stesso tempo riporta sui giusti binari, spinge al pensiero; è solo dopo matura riflessione che si decide di continuare a camminare verso un’unica direzione. Si decide di andare avanti, di incontrare l’altro, l’apparentemente diverso, e di morire. Ci troviamo di fronte a una visione critica della spiritualità. Perché si tratta più di spiritualità che di Dio nel nel film di Beauvois; spiritualità che porta a fare delle scelte solo apparentemente incoscienti, spiritualità che porta ad essere pluralisti. Spiritualità che porta anche a morire, a morire per incontrare l’altro, in un paradosso etico. Immensamente morale. Ma qui si parla non di finta moralità, bensì di qualcosa di ben più elevato: si parla di connubio, di unione, di andare con l’altro, anche se diverso, uguale e fratello, anche nella morte, anche se ci porta al martirio. A morire è l’umanità, e allora la morte assume un carattere sacro. Torna l’ultima cena (la scena dei monaci riuniti attorno al tavolo con la colonna sonora della Morte del Cigno, tratta da Il lago dei Cigni di Cajkovskij, è davvero toccante) e tutto si fa unico: i monaci, il monastero, il villaggio, i soldati. Tutto si unisce, in un finale tragico quanto straordinario.
( di seguito il PPT con le foto originale dei martiri )
Nelle diapositive Sono stati associati, ai “sette dormienti di Efeso”, martiri cristiani murati in una grotta e che sarebbero risuscitati circa due secoli dopo. Quello che è interessante è che sono venerati sia dai cristiani che dai musulmani (ne parla il Corano).

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Il rosso e il Blu
Il tirante che trascina il film nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall’apatia. In questa lotta per la sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a vote ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti

Sussidio Liturgico XXV Ordinazione Episcopale Mons. Vincenzo Manzella

Il 29 Giugno è il XXV anniversario dell’Ordinazione Episcopale del nostro Vescovo Vincenzo. L’ufficio Liturgico Diocesano ha preparato un Sussidio Liturgico scaricabile cliccando sull’icona PDF che segue o dal menù della testata “ SUSSIDI LITURGICI”

IL nostro Vescovo sui recenti incendi

IncendimanzellaCarissimi fratelli e sorelle, Pace a Voi!

E appena trascorsa una settimana da quegli eventi incendiari che hanno messo a dura prova ognuno di noi, le persone care, le nostre case, le nostre attivita lavorative.

Voglio innanzitutto, esprimervi la mia vicinanza di Padre e Pastore di questa amata Chiesa Cefaludense, che condivide con voi le vostre preoccupazioni e i vostri disagi per gli eventi accaduti.

Messaggio del nostro vescovo Vincenzo nel XXV della sua Consacrazione Episcopale

” Io non avevo mai pensato che potessi diventare Vescovo  … non ci avevo mai aspirato …

XXV anni sono come un soffio del tempo di Dio…

vivo tutte queste emozioni  …interpellandomi se tutti questi 25 anni sono trascorsi secondo la volontà di Dio 

…. quello che dico a me stesso è che ce l’ho messa tutta … c’è solo da lodare il Signore per quello che ha operato …..”

XXV Anniversario Consacrazione Episcopale del nostro Vescovo Vincenzo … ricordando la sua venuta tra noi …

Il 14 Novembre 2009  Mons. Vincenzo Manzella faceva il suo ingresso nella nostra Chiesa che è in Cefalù, divenendone pastore, porta che custodisce da ogni insidia e pericolo il gregge affidato, padre misericordioso in cerca  “della pecora perduta , pronto a fasciare quella ferita,  a curare quella malata, a non dimenticare quella  grassa e a quella forte, a  pascere con giustizia il popolo affidatogli avendo in mano due bastoni chiamati benevolenza e unione.

XXV Anniversario Consacrazione Episcopale del nostro vescovo Vincenzo .. l’insediamento a Caltagirone

“Il tempo non si e fermato ed eccoci qui in mezzo a voi, per voi, con voi, eccoci qui nel nome del Signore per iniziare questo nuovo cammino che ci vede già sulla stessa strada come se ci conoscessimo da sempre.

Vengo tra voi come l’ultimo di tutti i pastori che hanno retto nel passato questa Chiesa. …..  Di me vale la parola di Gesù riportata dal Vangelo di Giovan­ni: «Io vi ho mandato a mietere ciò che voi non avete lavorato: altri hanno lavorato, e voi siete subentrati nel loro lavoro.”

Con questo saluto il nostro Vescovo Vincenzo il 21 Luglio 1991 iniziava il suo ministero di Pastore nella chiesa di Caltagirone

Convegno regionale dei diaconi delle Chiese di Sicilia.

DiaconiLa Chiesa che è in Mazara del Vallo è particolarmente lieta e molto onorata di ospitare il primo Convegno regionale dei diaconi delle Chiese di Sicilia.

La nostra collocazione geografica, la nostra storia e la nostra cultura hanno immesso nella nostra identità il carisma dell’accoglienza e la propensione al dialogo, risorse che ci fanno abitare la sponda nord del Mediterraneo guardando e facendosi carico degli eventi che in esso accadono per coglierne il vero senso, rilanciando verso tutto il Paese e verso l’Unione europea messaggi e aneliti che giungono dalla sponda sud.

Recognitio dei resti mortali della Serva di Dio Elisa Giambelluca.

Elisa 13Venerdì 20 maggio 2016 a Isnello (PA), Diocesi di Cefalù, ha avuto luogo la prima sessione della Canonica recognitio dei resti mortali della Serva di Dio Elisa Giambelluca, laica, della Istituzione Teresiana.

Alle ore 9:00, alla presenza del Tribunale nominato dal Vescovo per tale adempimento, formato da don Giuseppe Licciardi, nella qualità di Delegato vescovile, mons. Sebastiano Scelsi, nella qualità di Promotore di giustizia, e don Pietro Piraino, nella qualità di Notaio attuario, e della commissione formata dalla postulatrice, Dr.sa Maria Encarnacion Gonzales, Mons. Domenico Sideli, e don Alessio Corradino; presente il parroco di Isnello don Marcello Franco, i familiari della Serva di Dio, e numerosi fedeli, nella chiesa di Maria SS. del Soccorso presso il cimitero di Isnello

Lettera del nostro Vescovo Vincenzo nel XXV anniversario dell’Ordinazione Episcopale

manzellaCarissimi,

il prossimo 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, avrò la gioia di ricordare il mio XXV anniversario di Ordinazione Episcopale.

Sono davvero lieto di poterlo fare con voi e per questa nostra amata Chiesa Cefaludense, celebrando l’Eucarestia in Cattedrale alle ore 18.

Sarò grato a quanti vorranno unirsi a questo momento di preghiera e vorranno aiutarmi a lodare e ringraziare il Signore per quello che ha operato in me e nella Chiesa attraverso il ministero episcopale affidatomi.

” Ma se il sale perdesse il sapore ?” – FESTA DELLO STUDENTE

Ma se il sale ...perdesse Carissimi,

come molti di voi già sapranno, in questi giorni abbiamo tenuto, in alcune scuole superiori della nostra diocesi, degli incontri per aiutare i giovanissimi a ri-scoprire la bellezza e l’importanza di essere studenti. Questi incontri sono stati occasione per vedere i nostri giovanissimi in un contesto diverso da quello al quale il gruppo parrocchiale ci ha abituati e anche per incontrare tutti i loro coetanei con i quali interagiscono ogni giorno. È stato bello vedere i ragazzi attenti e partecipi alle attività proposte, desiderosi di istaurare un dialogo e di essere ascoltati.

Festa diocesana dei fidanzati e delle famiglie

festa famiglia rCarissimi,

all’insegna della Misericordia vogliamo vivere quest’ anno la festa diocesana del fidanzati e delle famiglie che celebreremo a Caltavuturo domenica 19 giugno 2016, secondo il programma allegato.

La giornata giubilare guidata dal nostro Vescovo, S. E. Vincenzo Manzella, sarà un’occasione privilegiata per incontrare altre famiglie e, con esse, la Grazia che Dio con abbondanza continua ad effondere sulle nostre comunità.

Ricordando Marco Pannella

Pannella rE’ morto Marco Pannella.

Anche il nostro blog vuole ricordarlo e ci piace farlo o con la lettera scritta da Marco a Papa Francesco il 22 Aprile scorso, al ritorno da Lesbo e pubblicata su Famiglia Cristiana dalla quale l’abbiamo estratta.

E’ stato Mons. Vincenzo Paglia a consegnarla il 2 Maggio, giorno del compleanno di Marco Pannella; e Papa Francesco ha ricambiato con il suo libro sulla Misericordia e una medaglia.

Articoli in evidenza

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Indicazioni pastorali 2015-2016

In questo box l’Agenda delle Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo per il 2016

( Cliccando sulla locandina in scorrimento è possibile aprire o scaricare il file in formato PDF)



Salmodie

Click sull’icona per aprire o scaricare la musica della salmodia della S. Messa delle domeniche e festività

Encliclica “Laudato sì”

Eventi

Prima giornata diocesana per l'identità dei beni culturali ecclesiali

( Click sulla locandina in scorrimento per ingrandire)



Programmazione pastorale

PROGRAMMAZIONE PER L’ANNO PASTORALE 2014-2015



( Cliccando sulle locandina è possibile aprire il calendario con i temi dei vari appuntamenti)



Concerti nelle chiese

Reverendissimi Confratelli, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, come e noto, in data 5 novembre 1987 ha emanato un documento, "Concerti nelle Chiese", attraverso cui offriva a tutta la Chiesa alcune riflessioni circa la musica sacra, la musica religiosa, la consuetudine di ospitare concerti nei luoghi di culto, gli strumenti musicali... riflessioni corredate da una serie di disposizioni pratiche generali con l'invito alle singole Diocesi o Regioni Ecclesiastiche a calarle nel loro contesto con la redazione di un regolamento ad hoc.

Click sull'icona che segue per aprire o scaricare il regolamento in formato PDF

In evidenza dai quotidiani




Il senso della memoria

Ricordati di non scordare”, cantava Battisti a inizi anni settanta. E la pubblicità del film “Memento” gli faceva eco trent’anni dopo: “Ricordati di non dimenticare!”. Frasi paradossali, ma che ben rendono l’idea del significato e dell’importanza della “Giornata della memoria”. L’uno dopo l’altro scompaiono i testimoni-vittime della tragedia della shoah: figli, parenti, amici raccolgono le ultime briciole di racconto di un vissuto impossibile da narrare e da essere accolto come credibile; libri, monumenti, pellicole cercano di fissare una verità che vorremmo tutti rimuovere. E intanto, a furia di rimuovere e di schedare, perdiamo la nostra facoltà di memoria: “Archiviare significa dimenticare”, ammonisce Enzensberger.

Allora il senso e la portata della giornata della memoria va rinnovata ogni anno, non solo e non tanto per trasmettere il testimone alle nuove generazioni, ma prima ancora come terapia per una società malata di amnesia, una società afflitta da Alzheimer collettivo, in preda all’incapacità di conservare memoria di ciò che è stato e, quindi, di discernere ciò che accade e di intuire ciò che avverrà. A livello culturale le nostre difese immunologiche non sanno più come far tesoro, né individualmente né collettivamente, di quelle che chiamavamo le “lezioni della storia”: il linguaggio stesso è superato. Così, per esempio, un paese che per oltre un secolo ha visto decine di milioni di suoi cittadini emigrare nei cinque continenti alla ricerca di un lavoro e di una vita degna di questo nome, nello spazio di un paio di generazioni si ritrova a percepire l’immigrazione come un morbo da combattere e i migranti come minacce capaci di destare le più irrazionali paure.
Il teologo tedesco Johannes Baptist Metz, tra i primi e i più acuti nel ripensare la teologia cristiana “dopo Auschwitz”, constatava con tristezza l’affermarsi di un uomo “completamente insensibile al tempo, un uomo come macchina dolcemente funzionante, come intelligenza computerizzata che non ha bisogno di ricordare perché non è minacciata da alcuna dimenticanza, come intelligenza digitale senza storia e senza passione”. Non basta infatti che un fatto sia accaduto perché diventi patrimonio acquisito, individuale e collettivo: è la memoria che compie questa metamorfosi, che coglie, rilegge e interpreta il passato affinché non piombi nel baratro dell’oblio e l’onda del non senso ci sommerga.

Non so quanto siamo consapevoli che si registra un raffreddamento di convinzioni verso ogni forma di “commemorazione”: chi ricorda appare a molti una persona paralizzate sul suo passato che non ha saputo rottamare. Così anche questa giornata odierna rischia di essere ascritta tra le cose che si devono fare ma senza abitarle, senza cioè che ci interpellino in profondità, senza che suscitino in ciascuno di noi responsabilità. Per la mia generazione, andare a visitare i campi di sterminio in gennaio – come feci recandomi con la scuola a Dachau a diciassette anni – era una scoperta che scuoteva fino alle fondamenta la nostra umanità. Oggi rischia di essere un’esperienza tra tante, abituati come siamo alla “conoscenza” delle notizie e degli orrori perpetrati nel mondo intero. In verità, se non ci si ricorda ciò che avvenne nell’epifania del male che colpì gli ebrei, non si è più capaci nemmeno di provare orrore per ciò che può di nuovo accadere.

Ma bisogna anche vigilare per non trasformare il “dovere” della memoria in un’ossessione paralizzante: ricordare le offese e i torti subiti – come persona, come gruppo sociale, etnico o religioso, oppure come membro dell’unica umanità condivisa – non deve servire a riattizzarli, ad alimentare sentimenti di vendetta uguale e contraria, a ridare loro vitalità. Al contrario, la memoria del male serve a farcelo assumere come atto nelle possibilità di ogni essere umano – e quindi anche di me stesso – e a considerarlo vincibile solo attraverso un preciso, ostinato, intelligente lavoro quotidiano fatto di pensieri e azioni radicalmente “altri”. È questo innanzitutto il compito dell’indispensabile “purificazione della memoria”: non un cinico cancellare i misfatti, non una oltraggiosa equiparazione di vittime e carnefici, ma la faticosa accettazione che l’interrogativo postoci emblematicamente da Primo Levi – “se questo è un uomo” – contiene in sé l’ancor più tragica costatazione che “questo è stato fatto da un uomo”.

A quelli che continuano a ripetere “Dov’era Dio?” – e oggi lo fanno senza aver patito nulla, per semplice vezzo letterario – io chiedo di porsi una domanda ancor più seria: “Dov’era l’uomo?”. Sì, dov’era l’umanità? Perché ha taciuto quando sapeva? Perché è stata testimone e per anni ha attenuato o cercato di nascondere quanto accaduto? La memoria è essenziale all’umanizzazione: dove regna la dimenticanza, regna la barbarie.

La memoria diventa allora il luogo dell’indispensabile discernimento, l’esercizio in cui il passato, anche se amaro, diventa nutrimento per il futuro. Discernimento ancor più cogente in un tempo come il nostro in cui si assiste all’incepparsi stesso della trasmissione – non solo di valori, ma degli eventi che tali valori hanno suscitato – all’enfasi posta sull’oggi o su un futuro concepito dagli uni come irraggiungibile miraggio e dagli altri come l’ossessivo aggrapparsi all’attimo presente. Ci si scorda delle radici, si rimuove il travaglio del passato, si rottama l’oscuro lavorio di generazioni o il tragico annientamento di popoli e così ci si priva del fondamentale strumento per discernere ciò che dell’oggi merita di avere un futuro. La memoria infatti non è la meccanica riesumazione di un evento passato che in esso ci rinchiude: al contrario, quando facciamo memoria noi richiamiamo l’evento accaduto ieri, lo invochiamo nel suo permanere oggi, lo sentiamo portatore di senso per il domani. In questa accezione la memoria apre al futuro e nel contempo attesta una fedeltà a eventi e verità, a un intrecciarsi di vicende che assume lo spessore di “storia”. Se fare memoria è questo operare un discernimento sul già avvenuto per alimentare l’attesa del non ancora realizzato, possiamo a ragione far nostre le parole intelligenti e sorprendenti del filosofo ebreo francese Marc-Alain Ouaknin, che così parafrasa il quarto comandamento: “Onora tuo padre e tua madre, cioè: Ricordati del tuo futuro!”.

(Enzo Bianchi - La Stampa 27 gennaio 2016)

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