Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo [Liturgia III Dom. T.O ( B) (Mc. 1,15)]

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Papa Francesco : "L’annullamento dei matrimoni non sia un giro di affari, ma la giustizia sia gratuita"



Riportiamo il discorso " a braccio " di Papa Francesco ai partecipanti del corso "SUPER RATO" promosso dal tribunale della rota romana.

Non ho preparato alcun discorso, desidero soltanto salutarvi.

Nel Sinodo straordinario si è parlato delle procedure, dei processi, e c’è una preoccupazione per snellire le procedure, per un motivo di giustizia. Giustizia, perché siano giuste, e giustizia per la gente che aspetta, come Sua Eccellenza Mons. Decano ha appena detto. Giustizia: quanta gente aspetta per anni una sentenza. E per questo già prima del Sinodo ho costituito una Commissione che aiutasse per preparare possibilità diverse in questa linea: una linea di giustizia, e anche di carità, perché c’è tanta gente che ha bisogno di una parola della Chiesa sulla sua situazione matrimoniale, per il sì e per il no, ma che sia giusta. Alcune procedure sono tanto lunghe o tanto pesanti che non favoriscono, e la gente lascia. Un esempio: il Tribunale interdiocesano di Buenos Aires, non ricordo ma credo che, in prima istanza, abbia 15 diocesi; credo che la più lontana sia a 240 km… Non si può, è impossibile immaginare che persone semplici, comuni vadano al Tribunale: devono fare un viaggio, devono perdere giorni di lavoro, anche il premio… tante cose… Dicono: “Dio mi capisce, e vado avanti così, con questo peso nell’anima”. E la madre Chiesa deve fare giustizia e dire: “Sì, è vero, il tuo matrimonio è nullo – No, il tuo matrimonio è valido”. Ma giustizia è dirlo. Così loro possono andare avanti senza questo dubbio, questo buio nell’anima.

E’ importante che si facciano questi corsi, e ringrazio tanto Mons. Decano per ciò che ha fatto. E lo ringrazio anche perché lui stesso presiede questa Commissione per trovare suggerimenti di snellimento delle procedure. Avanti sempre. E’ la madre Chiesa che va e cerca i suoi figli per fare giustizia. E bisogna essere anche molto attenti che le procedure non siano entro la cornice degli affari: e non parlo di cose strane. Ci sono stati anche scandali pubblici. Io ho dovuto congedare dal Tribunale una persona, tempo fa, che diceva: “10.000 dollari e ti faccio i due procedimenti, il civile e l’ecclesiastico”. Per favore, questo no! Sempre nel Sinodo alcune proposte hanno parlato di gratuità, si deve vedere… Ma quando sono attaccati l’interesse spirituale all’economico, questo non è di Dio! La madre Chiesa ha tanta generosità per poter fare giustizia gratuitamente, come gratuitamente siamo stati giustificati da Gesù Cristo. Questo punto è importante: staccate, le due cose.

E grazie per essere venuti a questo corso: si deve studiare e si deve andare avanti e cercare sempre la salus animarum, che non necessariamente si deve trovare fuori dalla giustizia, anzi, con giustizia. Grazie tante, e vi prego di pregare per me. Grazie.

Libri da segnalare


In edicola " la necessità urgente di parlare"
Carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti


Il carteggio tra Divo Barsotti e Giuseppe Dossetti si snoda per oltre quarant’anni – dai primi anni ’50 a metà degli anni ’90 del Novecento – e testimonia l’evolversi del rapporto tra l’inquieto e profondo sacerdote pisano e uno dei protagonisti più originali della vita politica, istituzionale e religiosa del Novecento italiano. Dalle lettere emergono i problemi che attraversano le loro vite, la storia del paese e le vicende della Chiesa italiana: domande sull’autenticità e sulla fedeltà alle proprie scelte, sulle difficoltà di relazione con la Chiesa degli anni ’50, sui possibili modi di essere cristiani nel tempo e nella storia, sui profondi bisogni di rinnovamento e di riforma ecclesiale. Spesso il discorso si allarga alla ricca trama di contatti e avvenimenti in cui si inserisce il loro rapporto: la vita politica nazionale da cui Dossetti è uscito, lasciando una complessa e discussa eredità; la vivacissima Firenze degli anni ’50 e ’60, con Giorgio La Pira e molti altri; la vita locale, politica ed ecclesiale di Bologna. Anche i grandi fatti della storia internazionale sono presenti: la guerra del Vietnam, la tensione tra i due blocchi, occidentale e sovietico, le questioni mediorientali e il conflitto israelo-palestinese. Le lettere rappresentano così il racconto di due vite, attraverso cui rileggere alcune delle questioni cruciali della fede cristiana e della società italiana del secolo scorso. Questioni che, a ben vedere, giungono fino ai nostri giorni.

(Click sulla immagine che scorre per ingrandire la copertina)

Comunicato Stampa


I comunicati stampa precedenti si possono trovare nel sottomenu " Comunicati Stampa" del Menu "Vescovo"

Ritiri Mensili del Clero

16 Ottobre 2014
S. Guglielmo


Icone biblica delle Indicazioni pastorali 2014-20155 a cura di mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani.

Nel pomeriggio: Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis La fraternità presbiterale (Scheda 1).
Modera: Mons. Domenico Sideli


Chiamati: Mc 1,14-20; Evangelii gaudium 264-265


20 Novembre 2014
S. Guglielmo

Andando un poco oltre, li vide e li chiamò (Cfr. Mc 1,19-20)
a cura di don Salvatore Panzarella

Nel pomeriggio
Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Rapporto Vescovo -Presbiteri (Scheda 2).
Modera: Mons. Sebastiano Scelsi



11 Dicembre 2014
Seminario vescovile

Seguitemi (Mc 1,17)
"La testimonianza di mons. Damiano Barcellona, maestro perché discepolo."
a cura di mons. Paolo Iovino



Dicembre 2014
Seminario vescovile

Assemblea di clero
Consacrati: Mc l , 35-39; Evangelii gaudium 266


8 Gennaio 2015
S. Guglielmo

Tutti ti cercano (Mc 1,37)
L'esperienza di padre Placido Rivilli, OFM Fondatore del Movimento Presenza del Vangelo.
a cura di padre Salvatore Vacca, OFCapp

Nel pomeriggio Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Presbiteri e laici (Scheda 4).
Modera: Dott.ssa Paola Geraci



12 Febbraio 2015
S. Guglielmo

Andiamocene altrove per predicare anche là (Mc 1,38).
a cura di Mons. Salvatore Genchi, Vicario Generale della Diocesi di Catania

Nel pomeriggio Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis Presbitero e Presbiterio (Scheda 3).
A cura dei giovani preti Inviati: Mc 6, 6b-13; Evangelii gaudium 267



12 Marzo 2015
S. Guglielmo

Incominciò a inviarli (Mc 6,7)
a cura di don Nello Dell'Agli, presbitero della "Fraternità di Nazareth"



Marzo 2015 -
Seminario Vescovile

Assemblea di clero:
Il diaconato nella nostra Chiesa a 1O anni dalla ordinazione dei primi diaconi



9 Aprile 2015
S. Guglielmo

Essi partirono predicando che si convertissero (Mc 6,12).

Il ministero missionario del beato Pino Puglisi, presbitero e martire.
A cura di don Massimo Naro, presbitero della Diocesi di Caltanissetta

Nel pomeriggio
Laboratorio di studio e approfondimento sulla Presbyterorum ordinis I munera presbiterali (Scheda 5).
Modera: Mons. Giuseppe Vacca



26 maggio 2015 -
Giornata mariana sacerdotale regionale

“Poesie” in evidenza



Se tu volessi, Signore..

Se tu volessi, Signore,
potresti voltarmi come il tuo girasole,
chiamarmi in te come la cascata
chiamata dall' abisso.
Ma tu resti, invisibile e muto,
a soffrire la nostra somiglianza
divisa appena (e troppo) da una fragile parete
che fa intuire altro suono, altra luce
ma non li fa godere.

(Renzo Barsacchi)
Marinaio di Dio cit., p. 32)

La chiesa nei primi secoli

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Video inediti Frère Roger
Tutti siamo alla ricerca Titolo video
Quando un essere umano viene compreso La benevolenza costruisce in voi
Nato da una donna La bellezza di una chiamata
Quando un essere umano viene compreso Laviolenza che è in ognuno
La bellezza d’ascoltare Liberi all’immagine di Dio
Tutti siamo alla ricerca Non Temere

Massimo Cacciari, Enzo Bianchi, a " Che tempo che fa" - Intervista " particolare" a Mons. Bettazzi sul concilio Vaticano II
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Hans Küng a " Che tempo che fa" YouTube YouTube

Recensione Film

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La donna che canta,
titolo originale Incendies (Fuochi), utilizza uno dei conflitti più longevi e drammatici della storia mondiale per raccontare una storia di amore e coraggio tutta al femminile. Nawal Marwal è una donna libica che non ha conosciuto la felicità, ma ha vissuto nella sofferenza ogni attimo di vita. L'amore, la maternità e l'affetto familiare sono stati per lei fonte di immenso dolore e le sono stati strappati con violenza dalle braccia, distruggendo ogni spiraglio di felicità. I suoi grandi occhi densi di rabbia e il suo sguardo inflessibile sono i veri narratori della storia, perché capaci di descrivere il vissuto di una donna tanto satura di emozioni da non riuscire più a provarne. Nawal non ha più nulla da perdere e il suo spirito trabocca vendetta. Il suo coraggio la spinge a compiere un gesto forte che la porterà a vivere in simultanea l'antitetico ruolo di eroina e di traditrice. La sua forza d'animo la esorta a non piegarsi davanti alla brutalità militare dei suoi custodi. La sua sofferenza si erge come una bandiera a rappresentare un popolo vittima della paura, incapace di reagire perché troppo legato alla tradizione. Il suo canto è un inno al coraggio

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Des Hommes et des Dieux ,
premiato a Cannes con il Gran Premio della Giuria,è un film dove emerge la pluralità, non si fa leva su un unico credo. Lo spettatore viene portato dentro gli animi di chi vive la propria religiosità senza confini, accogliendo e amando il prossimo, senza differenze. Xavier Beauvois porta sul grande schermo la strage di sette monaci cistercensi di Thibirine sullo sfondo della guerra civile in Algeria nel 1996; ancora oggi non è stata fatta completa luce sulla vicenda: all’inizio l’eccidio fu rivendicato dalla Al-Jama’ah al-Islamiyah al-Musallaha, il gruppo armato che mirava a rovesciare il governo, ma fonti francesi hanno sempre ritenuto plausibile l’ipotesi che i religiosi siano stati trucidati da reparti dell’esercito algerino, nel quadro di una strategia della tensione o di un “errore”.
Di fronte allo scorrere delle immagini, e della vicenda, ragioniamo su cosa significa credere in un Dio, su cosa significa essere religiosi, su cosa vuol dire mettere la propria vita al servizio del prossimo, mossi da una vocazione; vocazione che sembra vacillare di fronte alle crudeltà della vita, ma che allo stesso tempo riporta sui giusti binari, spinge al pensiero; è solo dopo matura riflessione che si decide di continuare a camminare verso un’unica direzione. Si decide di andare avanti, di incontrare l’altro, l’apparentemente diverso, e di morire. Ci troviamo di fronte a una visione critica della spiritualità. Perché si tratta più di spiritualità che di Dio nel nel film di Beauvois; spiritualità che porta a fare delle scelte solo apparentemente incoscienti, spiritualità che porta ad essere pluralisti. Spiritualità che porta anche a morire, a morire per incontrare l’altro, in un paradosso etico. Immensamente morale. Ma qui si parla non di finta moralità, bensì di qualcosa di ben più elevato: si parla di connubio, di unione, di andare con l’altro, anche se diverso, uguale e fratello, anche nella morte, anche se ci porta al martirio. A morire è l’umanità, e allora la morte assume un carattere sacro. Torna l’ultima cena (la scena dei monaci riuniti attorno al tavolo con la colonna sonora della Morte del Cigno, tratta da Il lago dei Cigni di Cajkovskij, è davvero toccante) e tutto si fa unico: i monaci, il monastero, il villaggio, i soldati. Tutto si unisce, in un finale tragico quanto straordinario.
( di seguito il PPT con le foto originale dei martiri )
Nelle diapositive Sono stati associati, ai “sette dormienti di Efeso”, martiri cristiani murati in una grotta e che sarebbero risuscitati circa due secoli dopo. Quello che è interessante è che sono venerati sia dai cristiani che dai musulmani (ne parla il Corano).

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Il rosso e il Blu
Il tirante che trascina il film nella sua (solo apparente) esilità, è la volontà di incontrarsi che a volte salva gli esseri umani dall’apatia. In questa lotta per la sopravvivenza (mentale, ma non solo) a volte si è nobili, a volte patetici, a vote ridicoli. E il film, questi registri, li padroneggia tutti

AVVISI

Conclusi i lavori della sessione invernale della Conferenza Episcopale Siciliana.

Cesi mSi sono conclusi i lavori della Conferenza Episcopale Siciliana in cammino verso il Sinodo di Ottobre 2015. Il cuore di questa sessione invernale è ruotato attorno alla famiglia.

Di seguito il comunicato finale a termine dei lavori della sessione.

1. In apertura dei lavori, presieduti dal Card. Paolo Romeo, i Vescovi hanno espresso il loro compiacimento a Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, che nel prossimo Concistoro del 13-14 febbraio sarà creato Cardinale, quale riconoscimento anche dell’impegno della Chiesa siciliana sul fronte dell’accoglienza dei migranti.

A Cefalù la sessione invernale della Conferenza Episcopale Siciliana

CESIIniziata oggi la  sessione invernale dei lavori della Conferenza Episcopale Siciliana riunita a Cefalù

All’ordine del giorno la presentazione dei Lineamenta del Sinodo dei Vescovi, XIV Assemblea Generale Ordinaria, che si svolgerà in Vaticano dal 4 al 25 ottobre di quest’anno e che sarà dedicata al tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

Gangi 24 Gennaio 2015: incontro con quanti si trovano in situazioni particolari di vita familiare.

sposi mCarissimi,

Il recente Sinodo straordinario sulla famiglia ha evidenziato la necessità di promuovere gruppi d’ascolto per chi ha sperimentato la fragilità e il fallimento del proprio matrimonio e si trova a vivere una nuova esperienza di vita di coppia e di famiglia al di fuori del sacramento, al fine di far sentire questi nostri fratellie queste nostre sorelle parte viva della Chiesa di Cristo.

“I Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più “subite” con sofferenza che scelte in piena libertà. Si tratta di situazioni diverse per fattori sia personali che culturali e socio-economici”. (RelatioSynodi,45)

Festa della Pace diocesana.

Festa Pace mCarissimi,  quasi a conclusione del tempo di Natale e rinvigoriti dall’incontro con il Signore Bambino che è venuto per salvarci, ci prepariamo a vivere in associazione il Mese della Pace.

In questo tempo i nostri ragazzi si impegnano “a seguire le indicazioni che il Maestro ci dona nella Parola, restituendo all’uomo l’armonia necessaria a rendere il mondo un’invenzione di pace“.

A culmine di questo percorso vissuto nei gruppi parrocchiali ci incontreremo il 25 Gennaio 2015 a Valledolmo per vivere insieme la Festa della Pace diocesana.

Assemblea Diocesana a Gibilmanna

assemblea diocesanaE’ confermata per Sabato 03 Gennaio 2015  presso il Convento dei Frati Minori Cappuccini a Gibilmanna,l’Assemblea Diocesana già prevista in agenda. 

L’incontro è caratterizzato dall’ascolto che farà il nostro Pastore sulla verifica ” in itinere”  dell’attuazione nella Parrocchie del programma pastorale ” Diremo la Tua gloria” nell’orizzonte missionario della Chiesa alla luce della Evangelii Gaudium. 

Sarà presto inviato un questionario con i punti principali su cui si svolgeranno il dialogo e la riflessione.

L’assemblea occuperà la mattinata del 3 Gennaio con il seguente orario:

    •  Ore 9,30      Momento di preghiera;
    • Ore 10,00    Il Vescovo in ascolto;

Ritiro d’Avvento per giovani e famiglie

Region CaptureCarissimi,

l’Avvento, come tempo di preparazione al Natale, ci invita ad accogliere nella nostra casa il Verbo che si fatto carne ed a venuto ad abitare in mezzo a noi (cf. Gv 1, 14).

È tempo di attesa e di vigilanza che ci prepara ad accogliere il Verbo che si fa carne, è tempo di «incontro con Lui e la sua Parola viva…Chi incontra Cristo vivo e crede in Lui può incontrare con amore e misericordia tutti gli uomini e tutte le donne» (V. Manzella, Diremo la tua gloria. La dimensione missionaria della Chiesa alla lute della Evangel Gaudium, p. 30)

Le Chiese non diventino mai case di affari, la redenzione di Gesù è sempre gratuita”

pafra( Da l’Osservatore Romano 21 Nov 2014)

Parroci e laici che hanno responsabilità pastorali devono «mantenere pulito il tempio» e «accogliere ogni persona come fosse Maria», badando a non «dare scandalo al popolo di Dio» ed evitando di trasformare la chiesa in un giro di soldi, «perchè la salvezza è gratuita».

È questa la raccomandazione fatta dal Papa venerdì mattina, 21 novembre, festa della presentazione della beata Vergine Maria al tempio, durante la messa celebrata nella cappella della Casa Santa Marta. «Il gesto di Gesù nel tempio» — che come scrive Luca nel suo Vangelo (19, 45-48) «si mise a scacciare quelli che vendevano» — secondo Francesco «è proprio una cerimonia di purificazione del tempio».

La religione cattolica a scuola

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 Dalla rilevazione degli studenti di tutte le scuole statali del territorio diocesano che si sono avvalsi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2013-2014 emerge il seguente prospetto( Vedi Tabella e grafico  >> click per ingrandire )

  Sono dati importanti, che indicano senza ombra di dubbio la valenza  culturale e formativa che le famiglie  e gli stessi studenti della Secondaria Superiore attribuiscono all’insegnamento della Religione Cattolica  al momento dell’iscrizione scolastica.

Gli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della Religione Cattolica sono appena l’1,9% (122/11.117), il cui 18,03 % (22/122) a sua volta è costituito da stranieri nella maggior parte d’altra religione.

A scuola di Religione Cattolica

scuola religioneAccertare che il 98,90% degli studenti di tutte le  scuole statali del territorio diocesano di Cefalù, all’atto dell’iscrizione a scuola, scelgano di frequentare le lezioni di Religione Cattolica, ai fini statistici può essere gratificante; mentre, infatti, siamo perfettamente in linea con  dati CEI relativi all’Italia meridionale, contribuiamo in modo significativo ad elevare la media nazionale che si attesta intorno all’88 %.

Una lettura responsabile dei dati, tuttavia, pone la necessità di una attenta verifica sull’efficacia di tale massiccia frequenza in termini di gradimento della disciplina e in termini di profitto sia didattico  che formativo.

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Veglia d’Avvento

Carissimi, pace a voi!
Vi invio lo schema della veglia d’Avvento da celebrarsi in ogni paese il prossimo 29 novembre.
Nello schema trovate anche i canti che chiaramente hanno il valore di modello. Nell’augurarvi una serena giornata vi rinnovo la mia disponibilità.

d. Domenico Messina
Direttore ULD


Click sull’icona per aprire lo schema della veglia

Programmazione pastorale

PROGRAMMAZIONE PER L’ANNO PASTORALE 2014-2015



( Cliccando sulle locandina è possibile aprire il calendario con i temi dei vari appuntamenti)



Indicazioni pastorali 2014-15

In questo box l’Agenda Pastorale 2014-2015 della Diocesi di Cefalù e le Indicazioni Pastorali del nostro Vescovo Vincenzo

( Cliccando sulle locandine in scorrimento è possibile aprire o scaricare i relativi files)





Salmodie

Click sull’icona per aprire o scaricare la musica della salmodia della S. Messa delle domeniche e festività

Concerti nelle chiese

Reverendissimi Confratelli, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, come e noto, in data 5 novembre 1987 ha emanato un documento, "Concerti nelle Chiese", attraverso cui offriva a tutta la Chiesa alcune riflessioni circa la musica sacra, la musica religiosa, la consuetudine di ospitare concerti nei luoghi di culto, gli strumenti musicali... riflessioni corredate da una serie di disposizioni pratiche generali con l'invito alle singole Diocesi o Regioni Ecclesiastiche a calarle nel loro contesto con la redazione di un regolamento ad hoc.

Click sull'icona che segue per aprire o scaricare il regolamento in formato PDF

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Un Abbraccio come quello tra Pietro e Andrea



Pietro, la Roccia, va da suo fratello Andrea, il “primo chiamato”. Così, usando le espressioni dei vangeli e della liturgia, potremmo descrivere l’incontro a Istanbul tra papa Francesco, successore di Pietro, e il patriarca Bartholomeos, successore di Andrea.

Si sono già incontrati tre volte a Roma e una a Gerusalemme, i due pastori, e da ogni incontro esce rafforzato il loro anelito all’unità, evidenziata la loro sintonia evangelica, rinnovato il loro slancio nell’affrontare le difficoltà.

A ogni incontro la memoria dei martiri di ieri e di oggi evoca quell’ecumenismo del sangue che già Giovanni Paolo II aveva saputo leggere come appello ineludibile. Dopo ogni incontro, il loro abbraccio fraterno suscita l’interrogativo: “quale sarà il prossimo passo?” e dischiude il cammino alla questione ancor più cogente: “Fino a quando le chiese saranno divise?”. Sì, fino a quando lo scandalo della divisione deturperà la testimonianza dei cristiani in mezzo ai loro fratelli e alle loro sorelle in umanità?

A una platea sempre più vasta, dentro e fuori la chiesa, è dato di cogliere che commissioni teologiche e dichiarazioni comuni sono sì importanti per rivisitare il passato e forgiare il futuro del cammino del vangelo nella storia, ma che decisivo diviene il pensare, il parlare e l’operare con amicizia e carità assoluta di chi nella chiesa ha responsabilità ultime di guida e di indirizzo.

Fare cammino insieme, vivere la dimensione della “sinodalità” è fatica quotidiana che ciascuno deve affrontare a partire dal ministero che gli è stato affidato.

Leggendo l’intervista che il patriarca Bartholomeos ha concesso ad Avvenire, si coglie una profonda sintonia tra il patriarca Bartholomeos e papa Francesco su tante tematiche: il rifiuto a considerare chi colpisce i cristiani come nemico contro cui coalizzarsi – “il nemico per eccellenza è colui che astutamente ha diviso le chiese e cerca di ritardare la loro unità” – il concetto che “la sofferenza non chiede a quale confessione appartiene il martire” e che “i martiri non chiedono vendetta”, la consapevolezza che “l’ecumenismo del sangue rende oggi le chiese più sensibili al cammino comune”, la lotta contro “lo spirito mondano” che è penetrato anche nella societas christiana e che “allontana dal Cristo morto e risorto”...

Il patriarca Bartholomeos ha colto da subito quello che molti osservatori anche cattolici faticano a percepire o non vogliono riconoscere: “la nuova prospettiva che papa Francesco sta dando al ruolo di vescovo di Roma” appare “purificata alla luce del vangelo e della tradizione della chiesa”.

Quanti ritengono che cercare con pazienza e in obbedienza alla parola di Dio forme diverse di esercizio del ministero papale significhi attentare al primato petrino e prepararne la fine non sentono l’urgenza di un’unità visibile tra chiesa cattolica e altre chiese cristiane e non vogliono riconoscere che, come scriveva il cardinal Ratzinger, “Roma non deve pretendere dall’Oriente più di quello che è stato vissuto e formulato nel primo millennio”.

Per me, come per ogni cattolico, il papa è vescovo di Roma, la “chiesa che presiede nella carità”, e come tale esercita un primato ineludibile che Gesù Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori. Quale “servo dei servi di Dio” – secondo la felice espressione di papa Gregorio, a giusto titolo definito “Magno” – egli deve riconfermare i fratelli nella fede quando il divisore li passa al vaglio (cf. Luca 22,31-32), presiedere il collegio dei vescovi, guidare con cuore saldo e misericordioso il cammino comune dell’intera comunità cristiana. Ma questo indispensabile ministero ha assunto nella storia le forme più diverse, e non sempre coerenti con il vangelo, dal povero pescatore di Galilea morto martire sotto Nerone al papa re dello stato pontificio, senza tuttavia che venisse meno la promessa fatta da Gesù di edificare su quella “roccia” la sua chiesa.

Per l’unità visibile con le chiese ortodosse non si tratta dunque di tornare archeologicamente al primo millennio, bensì di trovare lì ispirazione per il riconoscimento di un “primo”, un protos nella sinodalità a livello universale. Non c’è sinodalità senza protos e non c’è protos senza sinodalità: questa convinzione fa parte dell’accordo raggiunto tra chiesa cattolica e chiese ortodosse a Ravenna nel 2007, durante il pontificato di Benedetto XVI.

Né si dimentichi che era stato Giovanni Paolo II nell’enciclica Ut unum sint del 1994 a chiedere alle chiese non cattoliche di contribuire alla ricerca da lui auspicata di nuove forme dell’esercizio del primato petrino accettate da tutti, in vista dell’unità.

Certo, per ragioni diplomatiche, il viaggio del papa in Turchia ha anche avuto dei risvolti maggiormente legati alla politica in senso forte, alla difesa dei diritti e della libertà religiosa per tutti, alla ricerca della pace e e della cessazione di ogni violenza, soprattutto di quella esercitata nei confronti dei più deboli e indifesi, le vittime della storia, in un prolungamento ideale fino ai confini dell’Asia e alle soglie del Medioriente martoriato di quella missione di giustizia e civiltà espletata nei giorni scorsi a Strasburgo, al cuore dell’Europa.

Ma non possiamo dimenticare che la motivazione primaria che ha determinato questo viaggio e ne ha fissato la sua data era ed è la volontà del papa di accogliere l’invito del patriarca Bartholomeos a celebrare insieme la festa di Sant’Andrea a Istanbul e di scrivere così un altro capitolo di quel “tomos agapis”, di quel libro dell’amore avviato cinquant’anni or sono.

Così due cristiani, due vescovi, due patriarchi nel senso forte del termine proseguono il loro cammino di fraternità, di amicizia, di sintonia e di reciproco riconoscimento che lo Spirito è all’opera. Il futuro ci dirà non quale “destino” attende il cristianesimo, ma quale ritorno al Signore e al suo vangelo le chiese d’oriente e d’occidente saranno capaci di compiere sotto la guida dei loro pastori. Il 2016 vedrà la celebrazione del tanto atteso e invocato sinodo panortodosso ma pochi mesi prima, nel dicembre del prossimo anno, ricorrerà il cinquantesimo anniversario della conclusione del concilio Vaticano II e della reciproca levata delle scomuniche comminate nel 1054.

È troppo audace sognare che in quella circostanza i protagonisti del gesto epocale di riconciliazione e di pace – papa Paolo VI e il patriarca ecumenico Athenagoras – siano contestualmente proclamati santi dalle rispettive chiese che hanno guidato animati dallo zelo dell’amore, quella “carità di Cristo” che vediamo spingere i loro successori Francesco e Bartholomeos?

(Enzo Bianchi - La Stampa
30 Novembre 2014)

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(es. Mt 28,1-20):
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